Periodo storico: Tra l’età del Bronzo e l’età del Ferro (1800/1000 a.C.)
Se è vero che esiste un aldilà, da quel mondo un intero popolo guarda verso un’isola e si diverte. Questo popolo è quello nuragico e il loro
divertimento è dovuto allo scervellarsi di tutte le persone che tentano di interpretare le Tombe dei Giganti, i Pozzi nuragici, le Fonti Sacre e
soprattutto I Nuraghi.
La Sardegna conta almeno 8000 di queste antiche torri di pietra e in passato ne contava oltre 20000. Ma perché un popolo evoluto, civile e potente,
passava il tempo a costruire torri? Che scopo avevano? Religioso? Militare? Abitativo? Forse non lo sapremo mai ed è per questo che ci sembra di
sentire le risate provenire dall’aldilà.
I nuraghi sono opere praticamente uniche nel loro genere. Sono i monumenti megalitici più grandi e meglio conservati di tutta l’Europa, ma ancora i
millenni non ci hanno regalato una soluzione all’enigma della loro esistenza.
La Sardegna ha un nuraghe ogni 3 chilometri quadrati, quindi risulta complicato pensare che le torri fossero le abitazioni di potenti re-pastori, e
tantomeno che fossero le normali case dei nuragici. Nel primo caso, non si spiegherebbe il motivo di avere tanti re-pastori e spesso esageratamente
vicini l’uno all’altro. Nel secondo caso non avrebbe senso pensare che tutta l’isola avesse “soltanto” più o meno 20000 abitazioni. Le vere case dei
nuragici erano probabilmente le stesse capanne che si trovano nei dintorni delle regge nuragiche.
Tra le altre teorie che tentano di spiegare lo scopo di queste costruzioni a tholos (falsa copola), c’è quella che li vede come fortezze militari, che
permettevano una sicura protezione dell’isola dei nuraghi. Questa spiegazione permette di comprendere il motivo che ha spinto i nuragici
(probabilmente identificabili con la popolazione degli Shardana), a costruire molte torri anche in zone impervie, persino nelle sommità delle alture
sarde. Così sarebbe spiegabile la costruzione di torri nuragiche anche nelle coste della Sardegna.
Molti studiosi hanno però obiettato che, a parte i nuraghi imponenti come la reggia di Barumini, i nuraghi sarebbero stati poco adatti alla difesa
militare.
L’essere umano è per fortuna un animale che difficilmente si arrende. Soprattutto ora che il dubbio nuragico non ha conquistato solo gli studiosi di
archeologia, ma anche semplici appassionati.
Le teorie si sono così spinte a studiare i nuraghi anche in relazione agli eventi ciclici della volta celeste, come il sorgere e il tramontare del
sole, come i cicli lunari, gli equinozi, i solstizi e le strane corrispondenze con il sorgere della costellazione Centauro-Croce.
Tra le teorie che sembrano più convincenti c’è quella che vede i nuraghi principalmente come luoghi di culto della dea madre. La loro struttura,
infatti, potrebbe simboleggiare un utero materno, che si apre verso un’unica apertura che lo lega alla luce del sole, che rappresenterebbe la forza
fecondatrice maschile. Questa interpretazione chiarirebbe l’orientamento della maggior parte dei nuraghi, con l’ingresso posizionato spesso a
Sud/Sud-Est.
Ci sono poi altri studi che hanno confermato di come gli Shardana conoscessero la “iarda megalitica”: una unità di misura usata dai costruttori di
dolmen e circoli megalitici di tutto il vecchio continente.
Tante teorie, quindi, e tutte possibili fino a prova contraria. Forse anche per questo, la vera natura dei nuraghi potrebbe essere quella di un
utilizzo per tanti e diversi scopi.
Così è probabile che in certi casi potessero essere utilizzati come abitazioni, spesso come monumenti religiosi legati alla volta celeste e al culto
dei morti, ma anche come vedette di difesa, che permettevano di avvistare eventuali nemici in arrivo.
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