Autore Storia
Abrham Urla mi giungevano confuse nel mio sonno. mi svegliai e mi rialzai barcollante, con la pelle tutta infiammata dalle magie (miserevoli in verità) che ci venivano scagliate addosso.Non mi rendevo ben conto della situazione....Mi ricordavo un giovane strano, un oggetto magico...un elfo, i suoi pungi levati e poi l'incoscienza.Di nuovo quelle urla!Le guardie ci stanno caricando...anzi, MI stanno caricando. sono solo ai limiti della foresta.Sento un nitrito dietro di me. Mi volto e vedo un bel cavallo tra gli alberi.Ora dei sibili...delle frecce si conficcano al suolo poco lontano dall'animale.Di nuovo un urlo da un altro punto, questa volta più forte e imperioso.Ma ecco che una freccia mal scagliata (o forse fin troppo bene) mi raggiunge e mi si conficca nella spalla sinistra.Che dolore!!!!Una delle guardie, che è ormai arrivata a me mi si botta contro. D'istinto faccio un mezzo passo di lato, schivando il suo colpo e con un rovescio a pugno chiuso in pieno volto lo atterro.Non c'è un attimo da perdere.Mi addentro nel bosco, stacco l'accetta dal mio fianco e mi nascondo dietro ad un folto cespuglio.Respiro affannosamente e la ferita mi fa male.Devo calmarmi, assolutamente....e capire cosa sta succedendo. Devo ricordarmi che il bosco è casa mia....sono io il cacciatore qui!Calmo....calmo...

Ipnos Eledil Camminai con Sybil fino alla torre, qui posi la mano su un apietra che vi era incastonata e che, subito, brillò di una luce azzurra. Quindi le grandi porte della torre si aprirono ed entrai. "Credo che ti sentirai più a tuo agio nella casetta che ti mostrai quando giungesti qui a Reha per la prima volta, non è vero?" Guardiai Sybil sorridendo con gli occhi quindi continuai a guidarla verso le scalinate che salivano al piano superiore. "Prima di tutto dobbiamo vedere dove sono i "nostri" compagni, ho fatto sistemare la Sala del Consiglio, ho aggiunto alcuni posti a sedere ed uno soltanto non riporta nome... Attendo tutt'ora colui che entrò sfidando il mio divieto, ma sento che prima o poi incrocerò nuovamente la sua strada." Giunti davanti alle porte del consiglio i tre maghi guerrieri che stavano si guardia si spostarono. Tutti e tre portavano armature leggere sopra delle vesti e su ognuna di essi era disegnato il Serpente. "Sono riuscito a recuperare quattro simpatiche statuette dopo la battaglia... la loro magia era molto debole ma ho insegnato ad attivarla, ora si trovano sulla cima della torre... Il mio esercito continua a ingrandirsi, presto ci muoveremo verso Nord... Ci sono terre senza padrone..." Un lampo mi balenò nello sguardo quindi poggai la mano sulla pietra incastonata nella porta, e come per la porta di ingresso, questa si illuminò e le porte si aprirono... I troni erano disposti circolarmente e uno più grande stava in fondo alla sala. Ognuno era costruito con materiali diversi ma uguali nell'aspetto, ognuno possedeva un proprietario nuovo o attendevano di possederlo, una sola cosa non era cambiata... Il pavimento era coperto dalla sabbia, e questa sabbia, sembrava muoversi da sola lentamente, quasi fosse viva...

Dàin il Nano ...seguendo le Guardie, finimmo per giungere ai margini del Bosco, là dove esso iniziava davvero a farsi fitto. Mi tenevo per quanto possibile entro l'ombra, per riuscire a capire cosa stesse accadendo, senza però farmi scorgere prima del necessario. Un Cavallo attraversò di corsa il Campo a Briglia Sciolta, e corse a rifugiarsi nella protettiva oscurità del Bosco, mentre il Capitano gridava ai suoi uomini di colpirlo, e subito udii il sibilo di molte Frecce. A questo punto, giunsero al mio Udito molti suoni diversi. Gridi di Battaglia, Gridi di Dolore, Colpi sordi, tonfi. questi ultimi provenivano da un Folto del Bosco, presso il quale si stava addentrando un gruppo di circa una decina di Guardie, staccatesi dal resto del proprio raggruppamento. Mi avvicinai maggiormente, e vidi che, Accetta in mano a fronteggiarle seminascosto dietro ad un cespuglio, vi era l'uomo che poco prima avevo visto portato a Spalle dallo Stregone Elfico, ora però ben sveglio e presente, anche se ferito ad una spalla. Era il momento di intervenire. Uscii dall'Ombra nella quale mi ero celato, e con il tono più perentorio che mi fu possibile adoperare, rivolgendomi alle Guardie intimai loro: "Lasciate stare quell'Uomo!!!" Devo ammettere che la mia "entrata in scena" non impressionò molto i miei avversari. Molti di loro si voltarono. "Chi è questo?" "E' il Nano che alla Porta ci aveva pagati per non fargli troppe domande!" "Che cosa vuoi ora, Nano?""Tornatene al tuo Pagliericcio, lasciaci lavorare!!!". Queste, furono le parole rivoltemi da quella soldataglia. "Me ne andrò molto volentieri, Cari Amici, ma NON prima di essermi assicurato che lascerete in pace quell'Uomo" risposi con fermezza. Il mio intervento, comunque, non era stato inutile. Approfittando della distrazione dei suoi avversari, deciso a difendere la propria Vita, l'Uomo Sofferente si scagliò ruggendo contro la più vicina delle Guardie, atterrandola con un sol colpo, ed impadronendosi della sua Arma. L'Accetta in una mano, la Spada del Nemico nell'Altra, l'Uomo si dispose ad affrontare i rimanenti avversari. "Coraggio Dàin" dissi a me stesso ed al grido "Per il Regno di Nàin!!!" mi scagliai a mia volta contro le Guardie, brandendo e roteando all'impazzata la mia Ascia... e lo scontro ebbe inizio.

Ilfirin Mi svegliai di soprassalto come da un incubo…vedevo il mio cavallo che correva tra gli alberi…io lo stavo seguendo a piedi, fino al momento in cui vidi una freccia, scoccata alle mie spalle, raggiungerlo. Mi girai infuriata per punire quel maledetto assassino e…mi trovavo ancora sul Grifone.Non era passato ancora nemmeno mezzo minuto, la locanda si riusciva ancora a scorgere in lontananza proprio mentre il Grifone si abbassava leggermente…Dovevo decidere in fretta…mi voltai e vidi Ysabett attenta e vigile, che si guardava attorno; “Ysabett, ho avuto una premonizione, temo che il maestro Shanti e chi con lui siano in pericolo…il grifone sta andando a Reah, ci troveremo lì!”. Detto questo mi feci coraggio e saltai giù dal dorso di Gwair, finendo sull’erba bagnata di un campo poco distante alla foresta. Non era stata esattamente una grande idea…avevo saltato da una grande altezza senza atterrare correttamente, procurandomi qualche ferita sulle gambe…in più c’era un rischio: aiutando il maestro Shanti avrei dovuto combattere a piedi…non era certo la mia specialità…Diedi un ultimo sguardo al Grifone che si allontanava, ma proprio mentre guardavo meglio, per capire cosa si stesse nascondendo tra le sue zampe, un grido di guerra proveniente dalla foresta mi fece trasalire. Era l’urlo di guerra dei nani, se non ricordavo male…il maestro da solo doveva tener testa alle guardie e ad alcuni nani da solo?Era impossibile…iniziai a correre con tutta la velocità possibile verso e poi all’interno della foresta, seguita in volo dal mio falco, fino a quando non mi si parò dinnanzi uno spettacolo inaspettato: un solo e possente nano stava combattendo con un numero spropositato di guardie, in difesa del maestro Shanti stremato dalla forza dell’uomo apparso nella locanda la sera stessa.Dietro di loro il mio cavallo fremeva impaziente, probabilmente per avermi visto alle spalle delle guardie…Decisi di ricorrere, ancora una volta, alla magia; il mio cavallo e le mie armi erano troppo distanti e mi era impossibile utilizzarle…tesi la mano destra e ancora una volta vi feci scorrere sul palmo l’indice e il medio della mano sinistra, disegnandovi antiche rune delle quali ormai, per abitudine, non ricordavo più il significato. Sentivo le foglie, le piante e i rovi accanto a me fremere, come impazziti, mentre iniziavano lentamente a strisciare come serpenti in direzione delle guardie…L’edera intricata che si era spinta sul terreno umido della foresta fece lo stesso, avvolgendosi anche in parte sulla mia mano sinistra.Avevo imparato che la natura nascondeva una furia repressa da secoli e secoli di sfruttamento da parte dell’uomo…poteva essere più distruttiva di un enorme esercito, se le si parlava nel modo giusto. A volte le cose più innocue sono le più ditruttive…L’edera iniziò ad avvolgersi attorno a due guardie che si tenevano in disparte dalla battaglia, e a stringerli nella sua terribile morsa. Io semplicemente attesi, continuando a sussurrare assorta, perché l’incantesimo avesse sempre più forza.

Oberon L'uomo dal risucchio magico si era risvegliato e aveva cominciato a combattere contro una guardia, dietro di me. Io continuavo a tenere alzato il mio avversario da terra tenendogli il collo con le mani e stringendo...ci mise pochi secondi a morire agonizzando come un goblin...Le guardie sue compagne non osavano tirare frecce a caso per non colpire il loro collega...non si erano ancora accorte che l'avevo ammazzato. Ero fuori di me dalla rabbia, pensavo solo alla mia amata lontana da me, pensavo al male che gli umani continuavano a portare ovunque essi mettevano piede...ERO FURIOSO! All'improvviso sentì l'odore e il sapore familiare della Magia Selvaggia: era stato lanciato un incantesimo di intralciare...proveniva dal folto della foresta dietro di me...Nello stesso momento un nano mai visto prima sbucò dalla boscaglia urlando minacce al piccolo esercito che ci inseguiva.Era una situazione veramente assurda!Ma a me non importava, a costo di venir ferito a morte avrei ucciso tutti i miei nemici con le mie stesse mani...non ragionavo più...mi sembrava di essere tornato nella situazione in cui mi trovavo venti anni prima...

Ivan Le guardie del paese non mi erano mai state simpatiche...vista la mia fedina penale non c'era nulla di cui sorprendersi, però spesso sfociavano in atti di tirannia nei confronti delle persone straniere o che magari sembravano solamente un po' "strane". Dall'alto delle zampe del Grifone vidi una scena che mi diede alquanto fastidio: invece di parlamentare le Guardie avevano attaccato tre persone (forse erano quattro, non capivo bene dall'alto)senza nemmeno porgli prima qualche domanda.In prigione non ci volevo tornare, però non potevo starmene lì con le mani in mano...GuardaI aLTAIR SORRIDENDO E DISSI: "Amico mio, non sò se sei mai stati schiavo o in prigione...ma potresti rischiare di andarci!" Indicai il basso, "Vedi? Tirannia pura nei confronti degli stranieri...io mi butto....se ti butti anche tu ricordati una cosa: non uccidere le guardie, semplicemente tramortiscile...così magari se ti beccano non andrai subito in galera perché non hai ucciso nessuno."Detto questo mi lasciai andare dalle zampe del Grifone e urlando caddi nel vuoto....c'erano due guardie sotto di me ed ero disarmato..beh, con i loro corpi avrebbero attutito il colpo e una volta svenute, le loro spade sarebbero state mie.Il divertimento ricominciava finalmente!

Abrham "Ma che stavo facendo?"... mi ritrovai non so come con una spada in mano e un'altra guardia a terra... Lascia cadere l'arma guadagnata e iniziai a riprendermi. Sentivo odore di sangue: era il mio. La ferita cominciava a fare male. La tensione non mascherava più le fitte. Un nano era balzato fuori urlando e il mio istinto mi aveva fatto attaccare, ma io non volevo...non volevo combattere contro altri uomini. Non lo avevo mai fatto! La situazione si faceva confusa, i maghi avevano lanciato un altro incantesimo su me e il nuovo arrivato, ma anche lui era troppo vicino a me perchè avesse effetto.Il nano appena sbucato fuori mi guardò, per un attimo fissai i miei occhi nei suoi: vidi in lui la determinazione alla battaglia, il fuoco del combattimento.Infatti si scaglio subito contro le guardie. Ma nei miei...se avesse visto bene l'altro avrebbe visto solo paura. Non ragionavo più...Sentii un nitrito dietro di me: un cavallo! A passi rapidi mi diressi verso di lui...Tentai di afferrare le biglie.Mi avrebbe portato lontano!

Ilfirin L’incantesimo stava funzionando alla perfezione; ora metà delle guardie era intrappolata nella morsa terribile delle piante che avevo evocato. Sapevo cosa stavano provando, io ero stata catturata nello stesso modo anni fa e forse per questo ora provavo pietà per qualcuno di loro.Mi avvicinai al luogo dello scontro dirigendomi in fretta verso il mio cavallo, quando vidi l’uomo “catturamagia” fare lo stesso; ringraziai il cielo che lui fosse troppo lontano o forse anche troppo occupato mentre scagliavo l’incantesimo, o questo non avrebbe avuto alcun effetto.Ci scontrammo quasi mentre correvo per prendere il mio arco e montare sul mio cavallo, così cercai di agire con calma…sapevo che con lui non avrei potuto usare la magia, ma non gli avrei nemmeno permesso di scappare dopo aver creato tutto quello scompiglio.Fischiai, e il mio cavallo riconoscendo il richiamo mi raggiunse; montai sulla sella e trassi velocemente il mio arco e le frecce dalle sacche di cuoio, per poi iniziare a colpire le guardie che ancora non erano intrappolate in aiuto del nano e del maestro. Fino a che mi trovavo sul mio cavallo, non temevo altro che le loro frecce, il problema si sarebbe presentato combattendo corpo a corpo. Galoppai verso l’uomo che voleva prendere il mio cavallo, pregando che non avesse una reazione improvvisa e violenta; era ferito così, con tutta la cautela possibile, gli feci segno di salire. In quelle condizioni non poteva certo continuare a combattere…era coperto di sangue ed evidentemente stremato.

Gwair, il Grifone Gwair, dopo un giro rapido di ritorno, riprese la via per Reha portando con se chi gli era rimasto seco, quindi aumentò il battito delle ali e prese quota sfrecciando rapido verso Reha, due giorni di volo con una picola sosta lo avrebbero portato dal suo padrone e finalmente avrebbe potuto rinfocillarsi.Gwair non badò assolutamente alle guardia sotto di lui, ne a coloro che erano discesi dalla sua groppa, scattò semplicemente avanti, abbandonando chi rimaneva e portando lontano chi restava.

Sybil Vane Ascoltai Ipnos attentamente...era davvero cresciuto il suo regno e la magia che esso sprigionava era straordinaria!!Ma ciò che mi fece rimanere più stupita,furono la grandiosità di quella Sala e il suo pavimento costituito da morbida sabbia chiara,animata come fosse uno spirito aleggiante!"Dio Ipnos!...è qualcosa di straordinario questa stanza!!e...Rhea....trasmette e irragia magia da ogni angolo più remoto!!"spalancai gli occhi guardandomi attorno..poi spostai la mia attenzione sull'Arcimago..."Ma fino a quando vorrai ampliare i suoi confini?"gli chiesi,tenendo la sua mano stretta nella mia..."Sei già molto potente ma stai attento,perchèle tue mire potrebbero incontrare dissensi da parte di importanti personalità...e caos potrebbe nascere nel tuo regno!"Non era stata pronunciata a caso quell'esclamazione:recentemente avevo avuto visioni...quelle che mi avevano anche predetto l'uccisione di Felagund...un serpente argentato e uno d'orato...una guerra...ma l'esito mi era oscuro!Sapevo che Ipnos era sicuro di ciò che faceva,eppure qualcosa in lui mi inquietava:quella immortale sicurezza,il suo orgoglio e la sua forza...temevo che un giorno potessero esplodere e trasformarlo!Abbassai lo sguardo,con un gesto rapido e involontario,consapevole del fatto che il giovane non avrebbe risposto alla mia domanda...

Ivan Mi accorsi subito della cretinata che avevo fatto: Il Grifone virò nuovamente per riprendere la via verso Reha!Altair era ancora agganciato alle sue zampe...che fare?Boh..tanto valeva combattere!Avevo tramortito due guardie cadendo sopra di loro e mi stavo accingendo a rubare loro le spade quando altre due mi si pararono davanti minacciando con le loro armi.Sorrisi alzando le mani...ma non appena il primo si avvicinò per legarmi le mani, gli appioppai un calcione in faccia buttandolo via, evitai un banalissimo fendente di quinta del suo collega, schivando di lato e allungandogli un pugno sul fianco dello stomaco. Lo piegai in due...sorridendo ancor lo presi per il colletto alzandolo.Erano anni che non facevo una mega rissa così! Il divertimento era iniziato, avevo visto giusto: questa compagnia si sarebbe rivelata un ottimo rimedio contro la noia!

Oberon Qualcosa atterrò urlando dal cielo sulla groppa di due guardie vicino a me...Non ci feci troppo caso.Ormaisi erano accorti che aqvevo ucciso un loro amico! Mi avvicinai ad una guardia lì vicina, gettandogli il cadavere del suo compare addosso. Afferrai anche lui per il collo, rompedoglielo con tutta la foga che avevo in corpo. La mia anima bruciava di rabbia!Ormai le guardie cominciavano a diminure e alcune indietreggiavano. Non poter usare la magia mi infastidiva ancora di più...e fu per questo che venni colpito. Distratto dai miei pensieri violenti di vendetta non mi accorsi di una guardia che aveva aggirato dei cespugli...sbucò dal nulla, indirizzando la sua lancia verso l mio costato...Fortunatamente mi mancò, ma lo squarciò che provocò nel mio fianco mi costrinse ad urlare coprendomi la parte lesa...Il mio avversario cadde con il cllo rotto, ma adesso dovevo affrontare un lanciere disarmato e pesantemente ferito..."Laestel AMmore mio...",pensai, "Tornerò presto da te...AD OGNI COSTO!"

Abrham La situazione si faceva sempre più complicata. per ogni dove mi girassi c'era gente che combatteva. quello che più faceva paura era lo strano elfo seminudo che prima mi aveva colpito. aveva già ammazzato due guardie a mani nude e ora urlava quasi peggio del nano. Era ferito.Poi non ero riuscito a prendere quel cavallo. una ragazza ci era salita prima di me e stava combattendo anche lei credo. quello di cui sono sicuro è che stava venedo verso di me... ero di nuovo nei guai. Mi voltai dall'altra parte e cominciai a correre verso il fitto della boscaglia: non dovevano prendermi.Purtroppo nell'agitazione inciampai in qualcosa o in qualcuno e caddi a terra malamente. Ma che....accidenti: ero andato a sbattere contro il nano che era sbucato prima. Ora una delle guardie ci stava addosso pronta ad affettarci, forse più impaurita di me e per questo più pericolosa. chiusi gli occhi ed aspettai di sentire la lama sulla mia testa.

Dàin il Nano ... mi scagliai, gridando e roteando all'impazzata la mia Ascia, contro due Guardie che, staccatesi dal gruppo, si fecero sotto per attaccarmi. Usai la mia Amra colpendo, di punta, uno dei miei avversari allo stomaco. Stordito dal colpo questi si accasciò rapidamente al suolo, e mi fu facile fargli del tutto perdere i sensi, con un gran colpo, di piatto, sul suo elmetto. Ma restava il secondo avversario, e con questi non potevo sperare di ripetere una seconda volta la mia Mossa a sorpresa. Avrei preferito stordirlo, ma se possibile senza ucciderlo. Vedendomi apparentemente esitante, mi si dece contro, cercando di sfruttare il vantaggio della sua maggiore altezza su di me, e sferrandomi dei gran fendenti con la sua spada, che impugnava a due mani, ma che io riuscii a parare uno per uno. Avvertii però che il mio avversario, che combatteva con molta forza, si stava rapidamente stancando, e quando mi parve il momento giusto, mentre egli si preparava a sferrarmi il colpo che doveva ritenere decisivo, con una rapida piroetta sferrai a mia volta, e con tutte le mie forze il mio fendente finale. Le nostre armi si scontrarono a mezza strada: nell'impatto, la mia Ascia riuscì a spezzare la lama della Spada appartenente al mio avversario, ed il contraccolpo sul suo braccio fu tale che questi, con un lamento di dolore, lasciò cadere al suolo lo spezzone di arma che gli era rimasto in mano. Egli mi guardò per un'istante con stupore, ed allora io gli gridai: "Vattene!!!". Senza farselo ripetere, la Guardia mi voltò la schiena, e fuggi con quanto fiato aveva in gola. Mi volsi, a quel punto, guardandomi intorno in cerca dell'uomo che avevo cercato di soccorrere: e fu in quel momento, che mi accorsi che la maggior parte delle Guardie si trovavano immobilizzate, i loro corpi avvolti da quelle che mi parvero fronde vegetali eccezionalmente forti. In quel momento - quasi mi travolse - una esile ed aggraziata Giovane, correndo mi passò alle spalle. NN mi pareva di averla ancora vista, o forse era una delle Donne che per un momento avevo scorto aggrappata al dorso del Grifone??? NN ebbi il tempo di rispondere alla mia stessa domanda. Senza una parola, velocissima, la Giovane Donna si diresse senza esitazioni verso il folto del Bosco, là dove intravidi essere il Cavallo di prima. E seguendola con lo sguardo, riuscii a scorgere finalmente anche l'Uomo che soffriva. Aveva lasciato cadere al suolo la Spada che aveva strappato alla Guardia, e per un'istante solo ci fissammo negli occhi. Volevo parlargli, domandargli chi fosse e cercare di prestargli aiuto - era ferito - ma come mi mossi verso di lui, egli forse pensando che volessi attaccarlo fuggì immediatamente nel folto della Boscaglia. Mi diressi a mia volta nel punto dove lo avevo visto scomparire, ma presto disorientato dall'alta vegetazione non riuscii nemmeno più a capire dove mi trovassi. Da una parte del Bosco mi giungevano Nitriti, ed il clangore di lame che cozzavano, mentre verso la direzione che giudicai essere l'uscita del Bosco, alte e bellicose grida in Elfico mi indicavano che la Lotta era ancora in corso. In quel momento, un fruscìo tra le fronde alle mie spalle attrasse la mia attenzione... mi voltai, cercando di prepararmi all'aggressione di un nemico, ed ecco che l'Uomo di prima, l'Uomo dall'espressione sofferente, mi rovinò addosso...

Ilfirin La battaglia era ormai agli sgoccioli…non erano rimaste molte guardie a combattere, la maggior parte erano intrappolate o giacevano accanto al maestro Shanti che procedeva come impazzito nella lotta.L’uomo ferito aveva rifiutato il mio aiuto, e onestamente non lo biasimai…presi le redini del mio cavallo e mi diressi verso il maestro, isolando la sua battaglia dalla mia. Erano rimasti solo tre uomini così feci il gesto di alzare i rovi in un muro che potesse spaventarli, ma sentii la magia scivolarmi tra le dita come fosse sabbia al vento… questa volta lo sconosciuto era troppo vicino, me la sarei dovuta cavare in altro modo. Tesi il mio arco e tre frecce colpirono una ad una le tre guardie rimaste, le quali caddero, diventando parte della foresta.Attesi il maestro e il nano, ancora presi nella lotta e richiamai il mio falco che per tutto quel tempo aveva seguito la battaglia da un ramo di un albero. Sfilai dalla cintura un sacchetto di cuoio rigonfio, che emanava un profumo intenso e lo legai attorno al collo. Presto ne avrei avuto bisogno.

Abrham Attesi il colpo di spada della guardia, ma quello non arrivò mai... un sibilo, un tonfo e l'uomo si accasciò al suolo...Sotto di me sentivo il nano muoversi e dibattersi: non si era nemmeno reso conto della minaccia tanto era stata la sorpresa per il mio corpo che gli cadeva addosso...Rotolai di lato...la battaglia si poteva dire finita. La mia attenzione fu allora attratta dall'asticella di legno che spuntava dalla mia spalla. un rivoletto di sangue scendeva ed era sceso copioso per tutto lo scontro. La vista mi si annebbiò per la debolezza e l'oscurità mi avvolse nuovamente...Svenni.

Ipnos Eledil Inizialmente non volli rispondere a Sybil, poi pensai che non temevo nulla e che avevo sempre detto tutto a lei, dicendogli cose che tenevo nascoste allo stesso Maniakes ed ai grandi maghi di Reha. "Finchè vi saranno terre che potrò conquistare, ebbene esse mi appartengono di diritto. So bene di essere odiato in certi luoghi, mi risulta che nelle città del Sud dicano di me come un Signore Oscuro pari a Mystick..." Risi quasi di gusto. "La Magicrazia ormai è diventata potente e grande. Io sono riuscito dove i Druidi hanno sbagliato. Io ho aperto la magia a tutti, anche i panettieri ne fanno uso! La magia è libertà assoluta Sybil... Io conquisto e porto con me la magia. Io porto con me la libertà!" Quindi mossi le mani rapido verso il caminetto che sia accese di un fuoco vivo e dorato. Guardai Sybil. "Mi credi anche tu un Tiranno? Cosa si dice di me nel regno delle fate Sybil? Immagino che tu ti sia recata laggiù quando finì la guerra contro Mystick, per venti anni ti ho cercata ma la magia delle fate ti nascondeva a me. Perchè non sei rimasta con me mia dolce fata?" Gli feci cenno di accomodarsi con lui su degli scranni vicini al caminetto.

Sybil Vane Ascoltai attentamente le parole dell'Arcimago e,quando mi rivolse quelle domande,le mie guance si accesero improvvisamente.Ipnos mi aveva sempre raccontato ogni cosa di lui,del suo Regno,della sua vita...io invece non gli avevo mai rivelato nulla,nè il mio ruolo nel Regno delle Fate,nè come,appena nata,le fate mi abbandonarono sulla Terra(Regno dei Mortali),nè come,bambina,riuscii a tornare ciò che ero..nè ciò che avvenne con Felagund,tanto meno di quel bambino che morì ancor prima di nascere perchè legittimo successore al trono del regno degli Elfi Oscuri..."Amore mio"sussurrai guardandolo negli occhi"No,io non ti credo un tiranno,ma penso che alcune regioni abbiano il diritto di esistere autonome,per il gusto di cercare di affrontare,anche senza l'aiuto della magia,quelle difficoltà e problemi che è naturale incontrare!Per vent'anni,è vero,anch'io ti cercai ma,l'hai detto tu stesso,le fate ti temono perchè la nostra magia è sensibilmente diversa dalla tua,così rimasi isolata nel cerchio dei nostri poteri...poi,vedi,sorsero molti problemi:la Regina delle Fate morì,in circostanze non ancora comprese,e sorse il problema della successione!Non te l'ho mai detto ma,ripercorrendo il mio complicato passato,dovrei io succedere al trono...è solo che,dopo ciò che successe con Felagund,la morte del mio bambino,il tempo che passai lontana dal Bosco Fatato,molti si opposero cercando di dimenticare e annullare i miei diritti!"Mi sedetti con lui e strinsi la sua mano:"Avrei così tante cose da dirti Ipnos!Non potrò fermarmi qui per sempre,non ancora!Un girono dovrò tornare nel mio Regno e combattere per riottenere ciò che mi fu tolto!Tu mi aspetterai?Amore,dimmi,credi che potrò vincere e vendicare mio figlio?Governare il Bosco Fatato?"Lo guardai e,prima di qualsiasi risposta,mi avvicinai e gli diedi un piccolo bacio sulle labbra.

Ipnos Eledil "Ciò che è tuo di diritto deve tornare a te." Sorridendo lievemente verso Sybil. "Verrò con te però, voglio essere presente quando tutti, timorosi, dovranno consegnarti ciò che ti spetta." Quindi guardai il fuoco e nuovamente Sybil. "Per quanto riguarda l'autonomia delle terre, io la concedo. Le terre dello Shanti sono protettorato di Reha per esempio, le mie guardia controllano i confini e la città grande, mentre le dimore degli shanti restano sicure e non devono temere intrusioni. Ciò che temo è quello che è successo dopo la sconfitta di Mystick, il territorio ad est della Fortezza si è desertificato e si frappone tra i miei territori e le fresche colline del nord. Se non per un passaggio all'estremo est, che le mie truppe si accingono a valicare." Guardai la sabbia e sorrisi, ripensando alle vite che un tempo quella sabbia era stata, i maghi del conclave, i dodici maledetti. "Per quanto riguarda Felagund, ti manca non è vero? Potrei riportarlo tra di noi... Ho ceduto il mio potere sulla luce e sulle tenebre per incrementare il mio potere elementale ma esiste il canopo di Oberon, tramite esso potrei richiamare un qualsiasi spirito giacchè in quei canopi risiede parte della mia magia luminosa ed oscura. Anche tuo figlio se me lo chiedessi, e potremmo crescerlo come nostro..."

Sybil Vane "è vero...Felagund mi manca molto!"sospirai guardandolo"E sarebbe così bello poterlo rivedere e chiedergli tutto ciò che non ho fatto in tempo a chiedergli!Però,per quanto riguarda il mio bambino...tu saresti davvero disposto a crescerlo insieme a me,anche se non è tuo?Non ti darebbe fastidio?In fondo in lui c'è molto degli elfi oscuri!"Fissai il volto di Ipnos per capire cosa stesse pensando ma non riuscii a trattenere un sorriso per quell'affetto che mi stava dimostrando così dolcemente!Strinsi la sua mano appoggiando il capo sulla sua spalla:"Comunque andranno le cose,non pretenderò nulla di tutto questo...so i pro e i contro che queste scelte potrebbero causare quindi rispetterò ogni tua decisione!"Poi,ripensando al Regno delle Fate e al discorso inizilae,esclamai:"E poi...sarò più che contenta di averti al mio fianco quando dovrò affrontare quell'esercito di 'moscerini' egoisti!"sorrisi,guardandolo.Dopo vent'anni,sapevo di non aver compreso tutto di lui,ma ero così contenta di averlo trovato,che il dolore per la morte di mio figlio e di Felagund,si aquietò in un angolo della mia mente...io e lui,in sieme,avremmo riconquistato ciò che era nostro!

Ipnos Eledil "Un figlio, potrei generare un figlio io stesso creandolo come hanno fatto con me. Dal nulla, semplice magia creata dal vuoto. Ma non avrebbe una madre, vivrebbe nel pensiero di essere solo quello che sono io, niente più che un costrutto formato di magia." Mentre lo dicevo alzai il braccio verso il fuoco e mi bastò un pensiero perchè il mio braccio perdesse la sua forma corporea e diventasse un accumulo di energia magica che come fumo si alzava lnetamente verso il cielo, quindi ripresi la mia forma fisica. "Ogni volta che vengo ferito succede questo. Non sento vero dolore, solo una grande fatica. Credi sia giusto che io dia vita a qualcosa che non può sentire tutti i sentimenti di questo mondo? Anche se negativi, tristi e apparentemente inutili?" Volsi il mio sguardo nel suo. "Accetterei volentieri di poter crescere il figlio tuo e di Felagund. Ed in lui instillerei la mia magia e lo farei anche mio, gli darei i poteri che il Principe di Reha merita, gli consegnerei le chiavi del futuro di questa Terra condannata, ma che sotto al sua guida potrebbe diventare di nuovo un regno beato." Eppure mi soffermai e mi feci più cupo. "Potrei veramente riportare indietro il suo spirito, ma non sono un negromante, non posso dargli un corpo se non strappandolo a qualcuno o creandolo dalla sabbia e dalla terra come un dio." Quindi cambiai discorso. "Prima che ci dividessimo, dopo la battaglia, feci un patto con un elfo particolare che incontrai li. Egli rivoleva che il suo popolo vivesse, quindi mi mostrò il canopo che ne conteneva gli spiriti, tramite essi avrei potuto dare il via ad una generazione creata dalla magia come me che nei secoli avrebbe potuto diventare, volta volta, sempre più corporea fino a tornare il popolo che erano un tempo. Essi avrebbero potuto riprodursi anche da spiriti magici poichè era nella natura immortale! In quel canopo ho riversato il mio potere delle Ombre per attuare questo progetto e tramite esso richiamare lo spirito sarebbe facile... ma il corpo..." Ma poi rivolsi il mio sguardo alla sabbia che magicamente si spostava sul pavimento quasi fosse viva, mi chinai e raccolsi un pugno della stessa. Sottovoce, verso il fuoco, sorridendo senza lasciar trapelare l'improvvisa intuizione. "Come un dio..." Lanciai la manciata di sabbia nel suoco e questa brillò di una luce violacea e mutò in fumo, svanendo nell'aria.

Sybil Vane Compresi ciò che Ipnos voleva dirmi e,scuotendo il capo,lo guardai:"No,amore mio...non posso permettere che il figlio di Felagund possa nascere in modo così artificiale e crescere non seguendo la sua natura!Forse era destino che morisse senza aprire gli occhi verso il nostro mondo.."abbassai lo sguardo,sollevando la mano e posandola sul mio ventre.."se un giorno riusciremo a stare insieme e vivere insieme,governando i nostri Regni,potremo avere un figlio nostro,seguendo il corso naturale della vita,rispettando la sua natura..."Bloccai,però,il flusso delle mie parole perchè mi accorsi che forse avrebbero potuto ferire Ipnos...ma egli sapeva che lo amavo per ciò che era,nonostante fosse nato in modo diverso dagli altri e che non lo reputavo inferiore o superiore a noi!Mi alzai,compii piccoli passi per poi tornare a sedermi accanto a lui:"Per quanto riguarda Felagund...la magia è tua e tu devi decidere se farlo tornare o no!Io non so lui cosa ne penserebbe dalle profondità scure del luogo in cui è piombato!Era molto simile a te!Per questo l'ho amato tanto...per questo non lascerei mai te!"Fissai lo sguardo sul fuoco..

Ipnos Eledil "Io non posso avere figli, non naturali, non posso concepire un figlio se non creandolo io stesso. Non posso far nulla con queste spoglie mortali... Mi hai mai visto magiare? Bere vino è l'unico piacere che mi permetto, e non ne sento che il gusto. Esso non riempie il mio stomaco." Pensai poi a Felagund. "Il suo tempo è fatto, Felagund potrei realmente farlo tornare, ma con la stessa regola che esiste per gli Shanti, o con un'esistenza corporea artificiale." Pensai al fatto che se tutto fosse andato come il Conclave voleva non si sarebbe mai realizzato quello che ora vivevo. Esso avrebbe assoggiettato tutto, perfino gli ultimi druidi si sarebbero piegati ad esso. Ma il conclave nacque con il desiderio di essere alternativo ai Druidi, ma più grande e conosciuto. Avrebbe dovuto diffondere la magia ovunque ed in parte vi era riuscito. Ma poi aveva fallito, ed io ero la mano del loro fallimento. "Io smetterò di esistere un giorno, quando la mia magia si sarà consumata ed io sarò troppo stanco per chiederne ancora. A quel punto tutto sarà nelle mani di qualcuno che mi è stato vicino. Ma mai in un figlio mio." Terribile era la mia condanna, terribile anche solo al pensiero. Mi alzai ed andai verso la finestra che dava fuori dalla torre, guardai quel cielo che si faceva scuro nella notte.

Sybil Vane è vero...non ci avevo pensato...Ipnos non avrebbe mai potuto avere figli!Mi si strinse il cuore e,senza accorgermene,lacrime taglienti cominciarono a scivolare lungo le mie guance ricadendo nelle sabbie animate!Ma ciò che fu più tremendo fu l'idea che l'Arcimago,un giorno,sarebbe potuto svanire!"Ipnos!"esclamai,raggiungendolo accanto alla finestra"Io non permetterò che questo mondo vigliacco mi privi anche di te!Non posso sopportarlo!Prima Felagund,poi il mio piccolo...poi..."i singhiozzi scuotevano il mio petto,facendomi male ma non riuscivo a frenare quella tremenda sensazione che avevano creato quelle parole!Rimasi immobile poi,asciugandomi gli occhi,fissai anch'io le tenebre farsi strada...le mani,abbandonate lungo i fianchi,tremavano per la voglia di punire il responsabile di tutto quello...ma...non vi erano responsabili!"Devo andarmene!Perchè facendo tornare Felagund in vita ciò porterebbe solo sdegno tra i nostri compagni e ingiustizia verso di te...rinuncerei a quel dannato Bosco delle Fate se servisse a aiutare noi due...qual'è il mio ruolo in tutto questo?A che servo io?.."sembrava un discorso contorto,senza senso,ma quello fu lo scorrere naturale dei miei pensieri e non sapevo ciò che l'Arcimago stesse pensando...non avevo il coraggio di guardarlo negli occhi...

Ipnos Eledil Mi feci vicino a Sybil quando disse quelle parole e la abbracciai muovendo le pieghe della mia veste attorno a lei delicatamente, avvolgendola nel tessuto. "Non me ne andrò finchè avrò desiderio di restare, e finchè tu sei qui con me, quel desiderio vive forte e risoluto. Non conosco il ruolo di una fata nell'ordine delle cose, ma certo il suo ruolo sarà grande al termine quanto al pricipio." Rimasi li ad abbracciarla per diverso tempo, sorridendo poichè piangere non mi era concesso.

Sybil Vane Fu insapettato quel suo gesto...mi strinsi nel suo mantello appoggiando la guancia sul suo petto e,nascosta dall'ombra di Ipnos,mi sfogai,senza più trattenere quelle lacrime!Le mie mani,posate sulle sue spalle,avevano smesso di tremare e restavano aggrappate a quel ragazzo che,nonostante fosse del tutto diverso da qualsiasi altra persona per natura,mostrava,con me,emozioni più autentiche di chiunque altro!"Non ti lascerò mai...Ipnos!"sussurrai tra i singhiozzi.La notte calava lentamente,avvolgendo Reha e la Torre in cui stavamo.Scostai il mio volto dal suo petto e,guardandolo negli occhi,lo baciai.

Ipnos Eledil Non mi aspettavo quel bacio di Sybil e quando mi toccò con le sue labbra fu profondamente colpito dal gesto, non sentivo su di me quella sensazione da moltissimi anni e non potei che rimanere incantato da quel momento. Mi distaccai da lei solo quel poco da poterla guardare un attimo negli occhi e sorridere, quindi le posai un altro bacio sulle labbra e sorridendo le dissi: "Insieme, nonostante tutto saremo sempre insieme, mai divisi." Ripensai alla mia perduta sposa che viveva in Sybil tramite i suoi ricordi, e prima di baciare nuovamente Sybil, ringraziai gli dei per avermi concesso la fortuna di trovare la donna che amavo nella donna che avevo imparato ad amare. Amore. Un sentimento che credevo che la mia natura mi negasse, ed invece tra i primi che conobbi.

Ivan C'erano urla di battaglia poco distante da me.....poco mi importava: queste guardie erano addestrate sì alla battaglia, ma nel combattimento a mani nude facevano proprio schifo...Stesi l'ultimo con un gancio all'altezza della mascella, quando alzai lo sguardo vidi attorno a me molte altre guardie svenute dalle tante botte ricevute.Feci appena in tempo...mi abbassai, quando il corpo di una di queste sischiantò tra i cespugli dietro di me...uno strano essere dalla pelle scura, piena di tatuaggi e dai capelli strani e argentati mi guardava spiritato con un pasio di occhi a specchio...Cos'era? Un Drow?Chiusi i pugni e aspettai...se solo mi avesse attaccato l'avrei riempito di legnate......ma forse...quelle guardie le avev stese lui...

Oberon Non sò per quanto andaiavanti incurante delle ferite ricevute...uccisi a mani nude molte guardie..altre riuscirono a salvarsi scappando.Quando lancia lontano da me l'ultima mi voltai.L'uomodel risuchhio era svanito tra il sottobosco..ora davanti a me c'era un umano di corporatura parecchio muscolosa, pari a quella di Draco, una benda gli corpiva l'occhio sinistro evidentemente perso in qualche battaglia...mi fissava dubbioso...sembrava che non sapesse cosa fare.Dal mio canto non mi mossi...iniziavo ada ccusare dolore per le ferite riportate, ma non potevo fargli notare che ero debole.

Caliostro Il Fratello era uscito nuovamente vittorioso come il più forte dei capo-branco.Da lontanto osservava. Non era intervenuto perché sapeva che quando la follia si impadroniva del "fratello" non era il caso di stargli vicino.All'improvviso un rumore...nel folto del sottobosco un umano con la balestra puntava alla schiena di Oberon.Era il momento di tornare al suo fianco.Ululando il grosso Worg grigio sbucò dal nulla, azzannando alla gola la guardia.Pocchi secondi: la morte.Scodinzolando si portò al fianco dello Shanti, per dare sostegno a colui che l'aveva slavato e allevat venti anni prima.

Ivan Chi era costui?Un elfo altissimo, enorme, dal fare molto esotico...Come poteva rimanere semi nudo con questo freddo?Controllava persino le bestie della natura...Non sapevo più che pesci prendere. Chiusi ancora di più la mia guardia...senza armi sare durato poco, ma non potevo ancora sapere se le sueintenzioni erano buone o cattive.

Sybil Vane Bastò il suo sorriso e il suo bacio perchè quella profonda tristezza svanisse lasciando posto all'amore che provavo per lui!Ripensavo a come tutto era iniziato,all'odio che provavo per lui e al pensiero che mi tenesse con sè solo a causa dello spirito di sua moglie...ma,per quanto non potessi comprenderlo totalmente,credevo ormai in lui e ignoravo i cupi sospetti di quelle Fate che vedevano in lui solo un demone approfittatore e malvagio,incapace di amare!La storia si ripeteva identica al tempo in cui Felagund era vivo e,per quei minuscoli dettagli,mi sembrava di poterlo vedere e ritrovare in Ipnos...come se le loro anime fossero state create insieme!Alzai le braccia avvolgendole attorno al suo collo e,dopo avergli sussurrato:"Una fata e un mago!",gli sorrisi e gli diedi un altro bacio mentre,tenendo gli occhi aperti,scrutavo il suo volto come per imprimerlo nella mia mente e nel mio ricordo..

Dàin il Nano ...l'Uomo Ferito mi rovinò addosso, dopo essere sbucato improvvisamente dal folto della Boscaglia. Per l'impatto, cademmo entrmabi al suolo, e dibattendomi, annaspando a borbottando cercavo di liberarmi da tale posizione, poichè nella caduta l'Ascia mi era sfuggita dalle Mani, ed ero quindi disarmato. Ma mentre cercavamo entrambi di liberarci l'uno dall'altro, l'uomo ed io, udii, senza comprenderne la provenienza, il sibilo di una Freccia ed il rumore di qualcosa di pesante che si accasciava al suolo. Nello stesso momento, il mio Compagno di Sventura smise di lottare e divincolarsi, rotolando leggermente di lato. Mi accorsi a quel punto che era svenuto, e nn me ne stupii affatto, considerando la grossa freccia che gli sporgeva dalla spalla. Chissà quanto sangue aveva perduto... sentii che l'Uomo aveva bisogno di soccorsi. Dovevo cercare nuovamente lo Stregone Elfico di prima, e domandargli di soccorrere quest'Uomo. Recuperai in fretta la mia Ascia, che giaceva lì nei pressi, e feci per caricarmi lo sconosciuto, svenuto e ferito, sulle spalle. In quell'istante, mi accorsi che il Clangore ed il frastuono della Battaglia, erano cessati. Nell'intenso silenzio che seguì, udii alle mie spalle il Nitrito di un Cavallo, e scalpitare di Zoccoli. Mi voltai...

Ilfirin Stavo aspettando che il maestro Shanti finisse di combattere quando un tonfo sordo mi raggiunse; mi voltai di scatto e vidi il nano che fino ad un istante prima aveva lottato contro le guardie a terra, coperto dal corpo dello straniero svenuto. Tirai le briglie del mio cavallo e lo raggiunsi; scendendo a terra lo salutai : ”Siete abile ed efficace nella lotta; la vostra ascia ha fatto tutto ciò che il mio semplice arco non avrebbe mai potuto fare da solo…”. Mi avvicinai allo straniero e gli appoggiai la schiena ad un albero vicino, notando così la freccia conficcata nella sua spalla; grazie al cielo non aveva leso nessun organo vitale, ma aveva perso moltissimo sangue, senza contare quello che avrebbe perso di lì a poco. Gli tenni fermo il petto con un ginocchio, nel caso che si fosse ripreso, e gli strappai la parte conficcata con un colpo deciso: altro sangue prese a sgorgare dalla ferita, così mi affrettai a tamponarglielo con un panno. Presi la borraccia di pelle dal mio cavallo e bagnai abbondantemente la ferita dello straniero, ricoprendola poi con delle larghe foglie prese dal sacchetto che tenevo al collo; in questo modo la ferita non si sarebbe infettata, o almeno lo speravo…con la magia tutto sarebbe stato più semplice, ma mi ricordai della sensazione di debolezza che avevo provato alla locanda e durante alla battaglia. Sciacquai e curai anche il viso e le altre piccole ferite dello straniero, per poi porgere la mano al nano:” Sono Ilfirin, umana delle terre libere e pessimo fante. Chi devo ringraziare per l’aiuto ricevuto?…” .Gli sorrisi cordiale e con la mano libera gli feci segno di aiutarmi a caricare lo straniero sul mio cavallo. Se davvero era umano non avrebbe potuto proseguire dopo aver perso tanto sangue.

Oberon Era ovvio che l'umano senza un occhio non era convinto di me...continuava a scrutarmi come se aspettasse la mia prima mossa. Si teneva incurvato in avanti, come in posizione di combattimento.Caliostro gli ringhiava contro per tenerlo a distanza.Sembrava molto nervoso e molto determinato a rispondermi nel caso in cui io l'avessi attaccato.Lo scrutavo con sguardo indagatore, aspettavo solo che i suoi occhi incrociassero i miei, a specchio, così da poterglileggere l'animo.

Ivan Assomigliava a un Drow...ma era chiaro che un Drow non era: era troppo alto, aveva viso troppo dolce e poi i suoi occhi e i suoicapelli...Mi scrutava, come a volermi istigare.Tenevo lo sguardo basso, guardandolo da sotto: non volevo fargli capire le mie intenzioni.Quell'orribile e enorme Lupo Grigio, o Worg che fosse, continuava a ringhiarmi addosso facendomi innervosire non poco...poco distante da noi sentivo una voce femminile parlare...Rimasi immobile, pronto a stendere lui a mani nude...se non ci fosse stato quel Lupo...

Dàin il Nano ... davanti a me stava ora la giovane donna che poco prima mi aveva oltrepassato per riprendersi il Cavallo. Mi rivolse delle parole gentili, tanto che lì per lì, confuso, non seppi bene neppure cosa risponderle. "Il mio Nome è Dain, giovane Madamigella" - le dissi infine, cercando di essere più cortese che potevo, perchè era evidente che l'atteggiamento della Donna era Cordiale, ed amichevole. "Dain il Nano, dalle Colline Metallifere, al Vostro Servizio".Cercai di abbozzare un'inchino, anche se non potei fare molto, dal momento che sorreggevo ancora l'Uomo ferito. "Forse, sono io che devo ringraziare Voi" aggiunsi, dopo aver scorto, accasciata al suolo, una Guardia trafitta da una Freccia. "Io, ed il mio Compagno di... Sventura, se tale la possiamo definire"."Quest'uomo è ferito" ripresi "Ha bisogno di cure, potete fare qualcosa per aiutarlo???" Le domandai. Lei annuì lentamente, con fare rassicurante e pensoso. Non mi sfuggì che la Donna, si stava ponendo degli interrogativi su di me. Non potevo certo darle torto. Sia lei, sia io, avevamo combattuto dalla stessa parte, senza neppure sapere chi fossimo, senza neppure aver sospettato, fino ad un momento prima, l'esistenza l'uno dell'altra. Ed ora, stavo domandandole aiuto non per me, ma per l'uomo ferito ed incosciente, che nè io, nè lei (mi accorsi anche di questo) non conoscevamo. Era un momento delicato. Chi era questa giovane? Potevo arrischiarmi a confidarle la delicata missione di cui ero incaricato? Potevo dirle che mi trovavo in quella Densa foresta, xchè avevo cercato di intervenire a fianco dello Stregone Elfico, con il quale dovevo assolutamente parlare, per esporgli le profferte di Alleanza del Re dei Nani? Ero uno sconosciuto in quei luoghi, nono conoscevo nessuno, e da solo avrei potuto fare ben poco. Guardai in Viso la Giovane, e non potei fare a meno di notare la Luce limpida e dolce dei suoi occhi, la sua espressione sincera.Mi voltai di nuovo, ed ancora mi soffermai ad osservare la Guardia stesa a Terra. Chiunque fosse, la Donna aveva salvato la Vita ad entrambi noi. Nutrire dei sospetti nei suoi confronti, voleva dire mancarle di rispetto, ed insultarla. Mi decisi: voltatomi ancora verso di lei, e fissandola negli occhi, le dissi: "No Madamigella, avete ragione di essere perplessa. Non conosco l'uomo che qui giace svenuto, ma sono intervenuto in suo soccorso, xchè lo avevo visto in pericolo, braccato dalle guardie. Non sono di qui, sono solo di passaggio. Ho una Missione molto importante da compiere. E quest'Uomo, ha bisogno di soccorso, o potrebbe morire. Abbiamo entrambi bisogno del Vostro Aiuto, Madamigella. Siamo nelle Vostre Mani. Quale è la Vostra risposta?"

Ilfirin Sorrisi stringendo la mano del nano: ancora una volta avevo avuto conferma dell’assurdità di certe voci che dipingevano il popolo dei nani come scortesi, non che vi avessi mai creduto.Mi aiutò a caricare il corpo dello straniero sul mio cavallo e mi parlò in tono vago di una sua missione, come se volesse darmi fiducia in cambio dell’aiuto ricevuto. Gli risposi:“Non mi dovete spiegazioni di alcun genere: avete aiutato il mio maestro e questo mi sembra sufficiente… non vi farò domande, sempre a patto che voi non ne facciate a me, beninteso. Ad ogni modo…raggiungiamo il maestro Shanti, dovrete fare riferimento a lui per le questioni d’importanza…- mi accorsi che sul braccio sinistro avevo ancora i segni dei rovi che vi si erano arrampicati e aggiunsi:-…io mi occupo quasi solo di botanica.”Il sole stava ormai sorgendo e per la prima volta mi resi conto del tempo che la battaglia aveva occupato: forse era solo una mia impressione, ma ci stavamo attardando troppo e gli altri membri della compagnia sicuramente si erano già ricongiunti a Reah. Iniziai a pensare alle necessità più immediate: trovare almeno un altro cavallo, far sì che lo straniero si riprendesse e mangiasse qualcosa, raggiungere Reah al più presto…Feci cenno a Dain di seguirmi a piedi mentre accompagnavo il mio cavallo carico dello straniero nel luogo dove poco prima avevo visto il maestro Shanti, ma quando lo vidi lasciai andare le briglie e tesi nuovamente il mio arco : uno sconosciuto, dandomi le spalle, si trovava in piedi di fronte al maestro ed entrambi sembravano indecisi sul dafarsi. Il maestro, dalla sua posizione, poteva vedere chiaramente sia Dain che me e a quella ridicola distanza nemmeno un bambino avrebbe mancato il bersaglio. Attesi un qualsiasi cenno del maestro.

Oberon Da dietro l'uomo spuntarono Ilfirin e il suo cavallo, accompagnata da un robusto nano: avevano aiuitato l'uomo che risucchiava magia.Il tizio con la benda di fronte a me non sembrava essersene accorto...Ilfirin teneva teso il suo arco, ma io non volevo che lei lo uccidesse, dopotutto quello straniero aveva combattuto contro le guardie, quindi in qualche modo mi aveva aiutato...Che fare dunque?Calmai Caliostro che continuava a ringhiare e lo misi a cuccia.Il mio "fratello" Worg si sedette e smise di puntare l'uomo.Mi avvicinai fissandolo negli occhi e incutendogli quel timore reverenziale che noi Shanti sapevamo emanare con lo sguardo.L'uomo cominciò ad indietreggiare...speravo che Ilfirin capisse di colpirlo alla nuca per farlo svenire...

Ivan Il grosso Lupo Grigio si calmò alle parole della stranissima lingua dell'elfo tatuato...Egli cominciò ad avanzare versdo di me e il continuo fissarmi di quegli occhi a specchio cominciò ad innervosirmi fino a spaventarmi! Strano...dopo innumerevoli battaglie il mio animo ormai avrebbe dovuto essere temprato e di ghiaccio...ma di fronte a quello sguardo...nulla potevo fare se non indietreggiare, ripromettendomi di massacrarlo di legnate non appena si fosse rivelato aggressivo.

Dàin il Nano ... ormai, il Sole stava sorgendo. Sentii distintamente, tutta intorno a me, la fescura che si avverte nei momenti che precedono, e subito seguono il sorgere dell'Astro nel Cielo. Mi sentivo strano, ma mi sentivo bene. Non per la battaglia, perchè sebbene essa fosse stata faticosa - e pericolosa - ad affrontare scontri armati, mi ci tenevo costantemente preparato: nel corpo, come nella mente. Ma sebbene non fossero poche le Battaglie a cui avevo preso parte, le avevo combattute sempre tra le schiere dei miei simili, affiancati l'uno all'altro, brandendo le nostre pesanti Asce. Questa volta, era stato diverso. Avevamo combattuto, lo Stregone, la Giovane Donna ed io, tutti dalla stessa parte, senza conoscerci, senza esserci parlati. Eppure, lo sentivo, questo scontro breve, ma cruento, che ci aveva visti combattere per salvarci reciprocamente la vita ci aveva già uniti in modo indelebile. E naturalmente, c'era anche l'uomo ferito e svenuto, che Ilfirin (questo il nome della Giovane) mi chiese di aiutarla ad issare sul Suo Cavallo. Le accennai alle ragioni per cui mi trovavo da quelle parti, ma lei si schermì, dicendo che nn mi avrebbe fatto domande, e pregandomi di non fargliene a mia volta. Disse che aveva solo qualche conoscenza di Botanica, ma la sicurezza con cui subito, prestò alcune cure preliminari al ferito, mi suggerì che le conoscenze della Donna non dovevano essere poi così ridotte, anche se evidentemente, per ragioni sue, non desiderava farne mostra. Dopo aver curato il nostro Amico ferito e svenuto, Ilfirin mi fece cenno di seguirla, spiegandomi che il suo Maestro avrebbe potuto aiutare anche me. Dentro di me esultai, perchè Ilfirin aveva chiamato "Shanti" il suo Maestro, ed io sapevo, partendo per la mia missione, che uno degli Stregoni con cui dovevo mettermi in contatto era proprio l'ultimo, ed il più grande di tutti gli Stregoni di tale Stirpe, anche se non lo conoscevo di vista. Finalmente, la mia Missione stava per essere coronata da successo!!! Camminavamo lentamente, lei davanti, a cavallo, con l'uomo ancora svenuto, io dietro, a piedi. Ogni tanto, qua e là, si intravedeva il corpo ormai senza più vita di qualcuna delle Guardie cadute. il Silenzio era grande, ma per precauzione imbracciavo ancora la mia fida Ascia. Giunti al limitare del Bosco, Ilfirin si srrestò di scatto. La udii emettere un'esclamazione strozzata, e lesta ed agile come un gatto, imbracciò l'arco tendendolo, preparando una freccia. Seguii con lo sguardo dove lei puntava, ed a quel punto mi accorsi che lo Stregone Shanti, a sua volta ferito, si trovava levato in piedi nel mezzo della Radura. Al Suo fianco un'Animale somigliante ad un Lupo, ma assai più grande. Avevo sentito solo vagamente parlare di creature simili, nelle Fiabe e nelle Leggende che mi venivano narrate quando ero un piccolo Nano.Lo Stregone si voltò un'istante verso di noi, segno che ci aveva scorti. Di fronte a Lui, ma dandoci la schiena, un Guerriero grande e grosso, che si comportava come se stesse preparandosi a fronteggiare un'Assalto, da parte del Lupo, o del gigantesco Elfo, o di tutti e due. Forse, il Guerriero aveva combattuto a fianco delle Guardie sconfitte, ed ora si preparava ad affrontare il peggio. Eppure, vedendolo da dietro, per la sua corporatura avrei detto trattarsi di uno dei due guerrieri che avevo scorto appesi agli arti del Grifone, non molto tempo prima. Non sapendo bene cosa fare, attesi...

Ilfirin Il maestro Shanti aveva notato sia me che Dain e si era avvicinato ancora di più allo straniero senza però darmi alcun segno. Non sapevo come comportarmi…il maestro era ferito, lo straniero svenuto e non potevamo permetterci di perdere altro tempo; ad ogni modo se il maestro non lo aveva ancora attaccato era perché non si trattava di una guardia o di un evidente avversario.Raccolsi da terra un grosso sasso e lo lanciai con forza contro la schiena dell’uomo di fronte al maestro, poi tesi nuovamente il mio arco. Girandosi avrebbe dovuto rendersi conto che non poteva avere la meglio su un elfo, un nano, un lupo e un’arciere. Avrei dato il tempo al maestro di tramortirlo, se voleva; in caso contrario o se non si fosse girato, l’avrei attaccato.

LAESTEL Gwair, stavo volando orami da un giorno e mezzo...possibile non avesse bisogno di riposo, il mio pensiero era rivolto al mio amato compagno, sentivo che la sua battaglia era terminata, e che nonostante le ferite stava bene...doveva solo riprendersi, stavolta pensai Amore mio devi cavartela senza di me, non potevo poggiare su lui le mie piccole mani e pregare curandolo...ma il mio cuore gli era accanto e lui a me, come sempre.Il Grifone volava e l'aria tiepida del nuovo mattino mi sfiorava il viso...Rhea era in lontananza...e il Grifone ebbe nuove energie dalla visione delel terre lontane. Come sarebe stata quella terra mai consociuta da me.. e i miei figli? stavano tutti bene, lo sentivo..ma mi mancavano!Eppure anche per loro,la missione era prima

Ivan "Forza Ivan...non ti chiamano LA TIGRE per nulla!"Cercai di farmi forza e di resistere allo sguardo penetrante di quello stranissimo elfo e avanzai un pèasso verso di lui. All'improvviso qualcosa arrivò a gran velocità dietro di me colpendomi alla schiena.Un sasso!Mi voltai di scatto, giusto in tempo per scorgere una giovane con un arco in mano e un nano armato di una grossa ascia bipenne che accompagnavano uno stallone sul quale stava l'uomo che poco prima avevo visto ferito.Feci subito due più due.Mettendomi di lato in modo da poterli avere per bene tutti nella mia visuale alzai le mani ed esclamai: "D'accordo, d'accordo, chiariamo subito una cosa: io non stavo dalla parte delle guardie intesi?"Continuavano a guardarmi."Beh? Non avete mai visto un uomo con una benda? Non avete mai visto un guercio?"Sinceramente la situazione mi sembrava abbastanza tranquilla...Adesso stava a loro...che avrebbero fatto?

Abrham Eccomi...finalmente silenzio! Ma sapevo che sarebbe durato poco... un turbine, un turbine senza colori si apri nella mia mente e un ronzio... Non volevo certo rivedere quello che vidi laggiù...Se ero morto pregai di tornare al più presto...ma forse ero solo addormentato... e mi aggrappai con tutte le mie forze a questa speranza, sforzandomi di trovare un appiglio che mi riportasse alla realtà...il vortice s faceva sempre più grande...presto mi avrebbe inghiottito... Ma ecco trovai qualcosa...la mia volontà si attorciglio e la paura mi sospinse fuori dal buio...Sussurrai, a pancia in giù sul cavallo, rinvenedo per poco, ancora al limite dello svenimento:"A..cqua!"

Ilfirin L’uomo davanti al maestro si girò di scatto, rivelando un occhio coperto da una benda; lo riconobbi allora come l’uomo della locanda, quello che mi aveva fatto un cenno quando ancora mi trovavo con la compagnia.Non sembrava avere cattive intenzioni, ma non ispirava nemmeno troppa fiducia…Mentre pensavo, lo straniero svenuto riprese i sensi e chiese dell’acqua. Abbassai l’arco (Dain e il maestro erano abbastanza vicini da fermare un’ eventuale fuga dell’uomo con la benda) e mi avvicinai allo straniero, tentando di raddrizzarlo sul cavallo. Non sembrava riuscisse a mettere a fuoco gli oggetti con precisione, tuttavia gli misi tra le mani la mia borraccia, aiutandolo a bere se voleva. Quando vidi che iniziava a riprendersi leggermente gli chiesi come si sentiva, e attesi la sua risposta.

Dàin il Nano ... davanti a noi, lo Stregone Elfico ed il Guerriero sconosciuto si fronteggiavano, immobili, entrambi in attesa che fosse l'Altro a compiere la prima mossa. Avvertii un movimento al mio fianco, ed un'istante dopo vidi Ilfirin lanciare un sasso contro lo sconosciuto. Letteralmente sorpreso, questi si voltò, e dopo un'attimo dichiarò di avere intenzioni amichevoli. Solo in quel momento, osservandolo in volto ed udendo le sue parole, mi avvidi della benda che gli ricopriva un'occhio. L' espressione del suo Viso, le sue parole, mi fecero sentire d'istinto che era sincero, che potevamo fidarci di lui. Feci per dirlo ad Ilfirin, ma in quel momento il mio sguardo si posò sull'Elfo, colui che Ilfirin appellava Maestro. Era ferito, e sicuramente anch'egli aveva bisogno di cure. "Ilfirin", le dissi voltandomi verso di lei, "Penso che con lo straniero potremmo rischiare e fidarci, ma" - proseguii - "mi pare però che lo Stregone Elfo, colui che tu chiami Maestro, sia ferito, ed in modo non lieve... forse ha bisogno del nostro aiuto!!!"

Oberon Sembrava sincero lo straniero...Gli era arrivato un sasso sulla schiena e non aveva neppure fatto una smorfia di dolore...che tipo assurdo...Bene, a quanto pare sembrava potessimo fidarci di lui. Mentre Ilfirin e il robusto nano che era apparso con lei si occuppavano dell'uomo che risucchiava magia io mi girai verso Caliostro e lo tranquillizzai mettendolo definitivamente a cuccia. Poi mi inginocchiai e cominciai ad occuparmi delle mie ferite. Il nano mi guardavo come interessato ad aiutarmi, ma come facevo a fargli capire che con quell'uomo vicino non era possibile utilizzare la magia per curarmi?Laestel era lontana da me, sentivo che stava bene...ma chi avrebbe tradotto per me? Nessuno al mondo a parte Laestel poteva conoscere lo Shanti e oltre al mio Amore c'era solo una persona in grado tradurre le mie parole: As'ling.Come fare a chiamarla?Chiusi gli occhi ignorando tutti i presenti e isolandomi dal mondo. Lentamente cominciai a fischiettare una melodia conosciuta da chiunque fosse di ceppo etnico appartenente agli elfi. Speravo così di poterla richiamare tra noi, affinché mi aiutasse a condurre la mia llieva Ilfirin e i nuovi arrivati sino a Reha.

Ivan Lo straniero che prima della battaglia ea svenuto si riebbe e in quell'istante tutti i presenti persero interesse nei miei confronti."Poco male..." Pensai subito.Dopotutto avevo speso come al solito tutti i miei soldi e sinceramente non era il caso di tornare in città dopo quello che era successo...un "lavoretto" non l'avrei sicuramente trovato facilmente in questo periodo...COsì tanto valeva raccattare qualcosa dalle guardie che giacevano a terra e vedere di recuperare un po' di equipaggiamento.Girando qua e là tra i corpi comincia a prendere ciò che poteva interessarmi...e come al solito...nessuna armatura che valesse la pena di portare...che scnifo! Vabbè, almeno qualche arma la potevo recuperare, un po' di razioni, qualche spicciolo, ecc.Mentre depre...ehm, prendevo ciò che alle guardie non sarebbe più servito mi rivolsi distrattamente a quello strano gruppo: "Per caso...non é che andate anche voi verso la città dei Maghi? Rhea? No...perché...se per caso anche voi siete diretti laggiù, potremmo viaggiare assieme...io combatto sodo sia a mani nude che armato e potremmo difenderci meglio da eventuali predoni..."Sfoggiai uno dei miei sorrisoni cercando di essere il più convincente possibile, poi mi avvicinai ala ragazza dandole una mano ad aiutare l'uomo."E conosco anche un po' di primo soccorso..."Intanto sistemavo l'uomo.

Abrham "Su questo mondo sta tramontando il sole...sento...sento di portare con me la chiave d'accesso... vi prego...uccidetemi...oppure finiremo tutti nel nulla...!"Queste le parole insensate che bisbigliai alla figura nebulosa che mi porgeva l'acqua che desideravo...Potevo vedere ancora dietro i contorni confusi del suo essere, il riverbero ondeggiante dei miei incubi...quel rosso eternamente mutevole che si perdeva all'infinito....

As'ling Il vento fischiava tra gli arbusti, rimbalzando sulla costa alta e bianca, raccontando lo scorrere dei fiumi e il tramonto del sole. Avevo viaggiato a lungo a piedi, come una donna mortale assaporando ogni passo, perchè ogni passo conduceva più vicino alla verità. Le terre si facevano sempre più aride, di sentimenti più che di prodotti, un velo di tristezza scuriva i volti delle persone che incontravo, chiuse e insicure. E poi ero giunta in quel paese che tanto mi era stato raccontato, con gente semplice, coraggiosa, indurita dal vento e dal lavoro.Draco...Che fine avrai mai fatto? Sarai forse vento nel vento amico mio?Ventanni fa... nessuno quasi lo conosce più, il suo nome si è perso nella memoria...pare sia partito con il frutto del suo amore umano poco dopo il suo ritorno...vent'anni fa... Abbiamo forse aspettato troppo, noi elfi non ci rendiamo conto di come il tempo scorra tra le genti umane, le cambi, le cancelli....siamo insensibili a volte, distratti pur nella nostra saggezza...Poi Zephir...quel magnifico destriero che tanti anni prima mi aveva condotta verso il mio destino... un bacio per farmi capire che mi aveva riconosciuta, una lascrima, perchè il suo cavaliere non era più.E così Vento nel Vento, sentivo le tue carezze sulle guance, mentre le lacrime del rimpianto mi rigavano il volto.Il sole tramontava sul mare mentre mi abbandonavo al ricordo di chi non era più tra noi e il vento narrava di battaglie lontane...poi il raconto mutò...era un richiamo, una sottile increspatura nell'aria che invocava aiuto...Oberon...Arrivo amici miei, abbiamo indugiato troppo a lungo...Zephir reclinò il collo e in un attimo eravamo in alto, tra le nuvole, dove l'aria ti fa piangere e non sai se di gioia o di tristezza.

Ivan Lo strano eflo si inginocchio a fischiettare...al suo fianco l'enorme lupo grigio...Tanto valeva ignorarlo.Mi rivolsi invece alla giovane donna e al nano: "Ehi, questo tizio vuole essere ucciso...stà soffrendo troppo e a meno che qualcuno di voi sia un chierico....ma ne dubito visto che sono stati quasi eliminati tutti a causa delle superstizioni della gente...insomma, io propongo di ammazzarlo, tanto vale farlo, altrimenti morirà soffrendo e per un guerriero é disonorevole. Fidatemi di me: ho vissuto vent'anni passando da una galera all'altra, sono stato fatto schiavo per ben tre volte e ho visto innumerevoli campi di battaglia sui quali moriva gente senza sapere nemmeno il perché...se non possiamo curarlo cerchiamo almeno di farlo morire senza farlo soffrire troppo."

Ilfirin L’uomo con la benda mi si avvicinò ed iniziò ad esaminare lo straniero ferito, che intanto aveva iniziato a parlare in modo strano: chiedeva addirittura di ucciderlo…poi pronunciò una frase ambigua, che mi fece pensare parecchio. L’uomo con la benda propose di accontentarlo, ma pensai che stesse scherzando; mi girai verso di lui e gli dissi:” Davvero lo fareste?Uccidereste un uomo in queste condizioni per non farlo soffrire? Aveva una freccia conficcata nella spalla, ma gliel’ho già tolta e in pochi giorni la ferita dovrebbe richiudersi; tutti gli altri graffi non mi sembrano la fonte di un dolore così insopportabile da spingere un uomo a voler morire…deve avere qualcos’altro e dubito che chiunque tra noi possa guarirlo. Ad ogni modo non gli farò nulla, deve solo ristabilirsi e mangiare qualcosa per recuperare le forze, poi dovrà dare qualche spiegazione ai miei compagni e al mio maestro…”.Iniziai a pensare anche al mezzo di trasporto per Dain…dovevamo andarcene al più presto…con tutta la polvere che avevamo sollevato non potevamo sperare di essere passati inosservati. Sarei corsa al villaggio per acquistarne un cavallo o qualcosa di simile, sperando che Dain avesse denaro a sufficienza e che le guardie del cancello non mi riconoscessero.Mi rivolsi allo sconosciuto, scuotendolo appena dalla sua posizione perché si riprendesse del tutto: ” Svegliatevi perfavore; nessuno vi farà del male, ma dovete riprendervi in fretta…” ; alzai gli occhi e vidi il maestro Shanti assorto mentre fischiava un’antica melodia. Sembrava il ricordo di un sogno dell’infanzia, del bosco accanto al regno di mio padre e dei suoi nobili abitanti…lo ascoltai e attesi che lo sconosciuto riprendesse i sensi.

Abrham Scosso un pò Abrham si riebbe da quello che era un sogno ad occhi aperti...Si ritrovò con la faccia di un uomo senza un occhio e quella di una donna che gli stavano sopra...Qualcosa gli disse che era nei guai..e la sua esperienza era che in quelle situazioni era meglio chiudersi in un ostinato silenzio qualunque cosa succedesse..Poteva anche darsi che avesse parlato fin troppo...non sarebbe stata la prima volta.Dato uno sguardo attorno per snebbiare ben bene i ricordi di cos'era successo, abrham tento di tirarsi un pò su.Ce la fece a fatica e con dolore.si rese conto ora che non aveva fame...aveva fatto buona scorta evidentemente, o almeno non c'era più quel concentrato di magia attiva che l'aveva attratto non si ricordava più quante ore fa.si tasto la ferita.Era profonda ma il sangue era stato fermato.Si sarebbe richiusa...con lo sguardo rivolto a terra disse, con voce cupa e accento dell'Est: "Vi ringrazio dell'aiuto...ora, posso andare ... o sono prigioniero?", e fece per alzarsi del tutto, ma ricadde...era ancora debole.

Laestel ormai eravamo in vista di Rhea...ma come poteva essere un mondo di magia? non ne avevo idea, Gli altri rimasti con me su Gwair...erano immersi nei loro pensieri e pensai quanti anni...volsi così una domanda a Farangis: Narrami se ti senti cosa ti ha riportata qui e di tuo figlio, certo avrai saputo che ne ho ben tre...mi mancano molto e tu che sei madre saic osa significhi dover stare lontani dai propri figli. Oberon e io abbiamo cresciuto il nostro regno in pace e rispetto, e abbiamo lasciato confini ben protetti in ogni senso...ma sono preoccupata comunque...e il mio viso andò alasciarsi cullare dal vento, pensando al mio amato ancora in pericolo...poi il vento portò una melodia e la voce dell'Amore, era la sua voce calda che chiamava la nostra antica amica...sola lei che potesse tradurre il suo idioma, sorrisi alle scelte di Oberon, alle votle strane alle volte dure...eppure amavo lui anche per questo, e sempre sempre sempre sarei rimasta al suo fianco in modo caso in ogni scelta..in ogni strada"Lasciai al vento la mia risposta...riuscivamo ad avere un contatto anche lontani...ti amo amore mio, torna presto.,mi manchi"

Ivan Guardai la giovane donna tranquillamente e le dissi: "Se non può essere curato...va ucciso. Non lo dico certo volentieri, ma se non può essere curato non ha senso che soffra...ma se tu te la sai cavare e guarirlo...allora non aggiungerò parola Tesoro mio..." L'uomo si riprese e si presentò parlando con forte accento dell'est...Mmmhmhm...forse un contadino fuggito da quelle terre?Fatto stà che non riusciva a stare in piedi. Allontanai delicatamente la ragazza chiamando l'attenzione del nano."Ehi! Baruk Khazad...così saluta voi nani no? QUest'uomo ha bisogno di essere sorretto e di certo non sarà Milady a fare questa fatica! Tocca a noi guerrieri fare il lavoro sporco su!A dopo le presentazioni."Mi voltai verso la ragazza."Scusami Tesorino, ma non é il caso che ti saporchi con il sangue..."Sorridendo afferrai l'uomo di peso e me lo caricai sulle spalle, aspettando che il nano venisse ad aiutarmi.Intanto continuavo a guardarmi intorno...sicuramente lo stregone elfo o la ragazza avevano delle erbe cn loro e presto ne avrei avuto bisogno per controbattere una delle mie crisi di astinenza...Per adesso conveniva fare i bravi.

Oberon Continuavo a fischiare assorto nella mia trance quando avvertiì nel Vento l'Amore di Laestel...era giunta a Reha sana e salva e mi attendeva."Amore, mia dolce perla di lago, arriverò presto da te..."Intanto attendevo una risposta da parte di As'ling...sapevo che sarebbe giunta da me, sapevo benissimo che non mi avrebbe lasciato solo a combattere il Mal De Vivre...mi avrebbe accompagnato sino a Reha.Ne ero sicuro.

Ilfirin “Tesoro mio?!…”Rimasi a bocca aperta per qualche secondo chiedendomi seriamente se fosse il caso di piantargli un calcio nello stomaco o meno. “Mi chiamo Ilfirin e chiunque tu sia, stalliere o principe, guerriero o contadino, non ti permetto di chiamarmi in nessun altro modo; …” Poi lo straniero parlò di nuovo, divenne sfuggevole ed incerto, così mi rivolsi a lui:” Non siete prigioniero, non vi faremo del male, ma preferirei aspettare a lasciarvi andare; voglio che parliate con il mio maestro, che tra l’altro vi ha salvato…penso che gli dobbiate qualche spiegazione .” Mi voltai verso il maestro e vidi che era ancora assorto…stavamo perdendo molto tempo, ad ogni modo non era mio compito ricordarlo; il mio scopo era solo riuscire ad impiegare la magia che avevo appreso nel modo migliore ed imparare a combattere. Lo straniero con la benda si caricò sulle spalle l’uomo ferito e chiamo Dain; avrei preferito che non lo facesse, l’uomo ferito aveva solo bisogno di rimanere tranquillo così glielo dissi: “…Non sono riuscita a capire il vostro nome, comunque; se davvero siete diretto verso Reah e se viaggeremo insieme non potrò continuare a chiamarvi ‘uomo con la benda’…”Guardai Dain e alzai gli occhi al cielo: la prospettiva di passare un intero viaggio sentendomi chiamare ‘ tesoro ’ non mi allettava affatto.

Dàin il Nano ... Khazad Aimenu!!! Risposi, fissandolo negli occhi, al Guerriero con la Benda, così come si usa, da tempi immemorabili, presso la mia gente. L'Uomo si era avvicinato tanto ad Ilfirin, quanto allo sconosciuto ferito. Aveva iniziato a sfoderare modi di fare un po' spacconi, non rari tra le persone come Lui, e da come Ilfirin mi guardò, compresi che essa ne era abbastanza infastidita. Lui mi chiamò, per farsi aiutare a sollevare il Ferito, ancora debole e non pienamente cosciente. Mi avvicinai ad entrambi, sempre guardando l'Uomo. "Sono pronto ad aiutarvi quando volete, Messere" - "però in questo caso sarei del parere di ascoltare la Nostra Ilfirin, che mi pare sappia dire la sua, in fatto di Medicamenti". Osservai per un momento il ferito, con fare pensoso, poi rivolto ad entrambi "Probabilmente delira, non è escluso che la ferita che ricevuto, infiammandosi, gli stia procurando della Febbre...". Mi rivolsi a questo punto al Guerriero, porgendogli la Mano Destra, e prensentandomi: "Il mio nome è Dàin, Nano del Regno delle Colline Metallifere. Sono onorato di fare la Vostra conoscenza, Signor..."

Ivan "Piacere!" Esclamai sorridendo a 50.000 denti, "Ivan, Ivan della Tigre e non sono un Messere, sono solo uno a cui piace...viaggiare , sì, possiamo dire così!"Strinsi la mano al nano, poi appoggiando delicatamente il ferito sotto consiglio della bella fanciulla mi rivolsi a lei."Piacere dunque anche a te!" Le baciai la mano. Dopotutto non era passato molto tempo da quando ero stato imprigionato a Suhalla per averci provato con la figlia del Marajah e quindi un po' di buone maniere me le ricordavo ancora."Ilfirin? D'accordo, se ti dà fastidio Tesoro ti accontento subito, anzi scusami Cucciola mia!"Mi voltai poi verso lo strano elfo a guardarlo un attimo."Sentite un po'...non sarà mica quello Il Maestro vero? E' uno Shanti vero? Ma non erano stati sterminati circa venti anni fa? Boh...d'accordo allora, faremo assieme il viaggio verso Reha...però...qualcuno di voi potrebbe scrostare Il Maestro dalla sua posizione?...cioé...arriveranno altre guardie prima o poi e credo che faremmo bene a correre via..."Guardai Ilfirin."Giusto Cucciola mia?"

Oberon Potevo già sentire l'aura di As'ling....le note della sua dolce canzone già avevano inondato le mie orecchie...Stava arrivando e io l'aspettavo impaziente.

As'ling Sorrisi, mentre già vedevo Oberon chino e stanco. C'erano altre persone con lui...come mai non le aveva già condotte a Reha con la magia? Forse era ferito, o forse c'era qualche impedimento, percepivo una strana vibrazione nella Canzone, come se qualcosa interferisse con la mia Magia...Zephir atterrò dolcemente nella radura, in mezzo a facce staniere, a parte oberon riconobbi un'elfa, un nano, due umani...mancavano alcuni che mi aspettavo di trovcare, Laestel, Ipnos, la fata Sibyl...Scesi da cavallo con le morbide vesti che mi fasciavano il corpo, solo gli elfi potevano riconoscermi come la Dama del Bosco, gli altri mi avrebero vista come un'umana, dai capelli color del rame e gli occhi color dell'ambra...Mi avvicinai allo Shanti, cingendolo con le braccia, sussurrandogli nel suo idioma "Amico mio...sei malconcio...credevo foste già a Reha...ora partiamo però, noon c'è pi molto tempo..."Ma nel guardare gli altri convenuti mi accorsi che una cavalcatura sola per tutti era troppo poco...avrei dovuto usare la Canzone, ma perchè nessuno aveva usato la magia per il trasferimento???Osservai tutti ad uno ad uno...un nano, un uomo con una benda su un occhio, uno ferito gravemente che delirava..."Cominciamo bene..."

Oberon ECCOLA!La strinsi forte a me rispondendo al suo saluto: "Sorella Dama sei giunta finalmente!"Era ora, qualcuno che parlasse la mia lingua!"Non ho potuto condurli subito a Reha: Ipnos ha combinato un disastro e io sono rimasto per cercare di riparare...quell'uomo...quello ferito...assorbe naturalmente e involontariamente la magia. Anche per questo motivo non sono riuscito a portarli subito a Reha. Ho bisogno del tuo aiuto, ho mandato Laestel avanti perché non volevo che le succedesse nulla...sai quanto la Amo!"Gli altri ci fisdsavano in silenzio, nessuno di loro aveva mai sentito la lingua Shanti ed era comprensibile che ascoltassero affascinati.Ora che con me c'era As'ling potevo stare tranquillo.Mandai un messaggio tramite la Terra a Laestel: "Amore...con me ora c'é As'ling...stò arrivando!"

Laestel la terra conduce l'Amore degli uomini e la terra mi portò il messaggio del mio compagno, esso si condusse dalle radici di un alto albero di abete...sulla cima delle sue frondi verdi e arrivò all'Aria..a me , sorrisi, sapevo che presto lo avrei rivisto, era strano, sposati da ormai molti anni, ogni separazione seppur breve..seppure con pochi pericoli..era dolorosa, mi mancava quando non c'era, mi mancava più ogni giorno, più ancora di appena innamorati...20 anni prima. IN un qualche modo mi sentivo spersa senza la sua presenza, lasciai per lui e per la dama..un messaggio al vento:"a presto..amica mia prenditi cura di Oberon, sei tra le poche a poter capire la sua lingua e il suo cuore" "Oberon..ti aspetto a Reha tu sai.."

Abrham "non ero prigiorniero...ma non ero libero di andare!", mi sarebbe venuto quasi da sorridere a questa strana congiuntura del destino. Ma ero troppo debole, ancora, per tentare alcunchè.Mi lasciai sballottolare sulle spalle del tipo...ma si vedeva che proprio non era la mia giornata...Arrivò qualcuno su un cavallo volante...UN'ELFA...lo vedevo chiaramente...una donna di straordinaria bellezza anche...ma accidenti!Guarda in che casino mi ero cacciato...Era deciso:alla prima occasione me la sarei data a gambe..!Anche se...accidenti, di nuovo magia!La pelle riprendeva a prudermi fastidiosamente!Magari però questa volta mi avrebbero permesso di allontanarmi prima che mi tornasse la fame...

Ilfirin Questo Ivan non mi piaceva affatto, ma sorrisi pensando che finalmente avevo trovato qualcuno con cui poter sperimentare qualche nuovo antidoto e incantesimo senza essere nemmeno sfiorata dal senso di colpa. Mi voltai verso il maestro sentendo un rumore di zoccoli e vidi una donna scendere da cavallo e abbracciare l’elfo, per poi iniziare a parlargli nella stessa lingua con la quale mi si era rivolto nella locanda. Mi avvicinai ai due, facendo cenno a Dain di seguirmi e mi fermai a qualche passo da loro; mi sentivo così inesperta di fronte alla nuova dama, al maestro, all’Arcimago e a tutti gli altri… Ero la più giovane della compagnia al momento, comprendendo anche Regis, il quale nonostante l’aspetto aveva comunque più anni ed esperienza di me. Non parlo di Esperienza magica, ma tra loro c’era un complicità particolare che in fondo invidiavo…detestavo sentirmi debole ed ero troppo orgogliosa per dimostrarlo.Guardai Faroth, che si era accomodato sul ramo di un albero, e per un attimo desiderai avere le sue ali o poter tornare indietro. Ma non potevo, dovevo perfezionare un’arte, che ancora non poteva chiamarsi tale e imparare a controllarmi. Guardai il maestro, attesi che si girasse e ci presentasse la nuova arrivata o che ci dicesse che finalmente era giunta l’ora di partire.E pensare che la notte non era ancora giunta…

Dàin il Nano ... ricambiai la stretta di Mano del Guerriero, che dichiarò di chimarsi Ivan. L'impressione che ebbi dall'uomo, fu di istintiva simpatia. Avevo l'impressione che, dietro all'Atteggiamento scanzonato, si nascondesse una persona di Valore. Però, poichè provavo simpatia anche per Ilfirin, avrei detto volentieri ad Ivan di adottare un comportamento più discreto. Le mie Riflessioni furono interrotte da un leggero scalpitìo di zoccoli equini. Mi voltai, e guardai dove già Ilfirin ed Ivan stavano guardando: Accanto allo Stregone Shanti, una Dama stava scendendo da Cavallo. Era abbigliata in modo da apparire Umana, ma io avevo frequentato abbastanza gli Elfi, nel corso di alcuni miei viaggi, da sapere che la Leggiadrìa e la Pacatezza dei loro lineamenti, e dei loro gesti, sono assolutamente inconfondibili. Si avvicinò allo Stregone, e prese a parlargli in un linguaggio che nn avevo mai udito prima. Era Elfico, certamente, ma non quello che avevo udito parlare dagli Elfi con cui ero giunto a contatto. Lui le rispose, a sua volta esprimendosi nella medesima Lingua. E la Dolcezza, e la Delicata Musicalità che emanavano dalle loro parole, mi fecero provare un profondo senso di Commozione, e dovetti voltarmi per non fare scorgere la lacrime che mi rigavano il volto. Ma dovetti risvegliarmi precipitosamente dal mio sogno, perchè osservando di sottecchi Ilfirin, mi accorsi che si stava incamminando verso il "Suo Maestro" e la Dama, ancora china su di Lui. Ilfirin mi fece cenno di seguirla. Scorsi un'ombra di disagio nei suoi occhi, ma NN osai domandargliene la ragione. Avrei atteso il momento giusto, e poi, al momento opportuno, avrei comunicato allo Stregone il messaggio affidatomi dal mio Re...

Ivan Eh sì, ormai ne ero convinto: avevo fatto colpo sulla giovane Ilfirin. Si vedeva da come mi guardava pensosa...Il nano, Dàin, dava l'impressione di essere un valoroso guerriero e devo dire che così, a pelle, mi piaceva parecchio come sensazione. Ben, se non si fa comunella tra mercenari...che razza di "colleghi" saremmo?Bene, il nano era di sicuro una persona affidabile.Però adesso non era il momento per dedicarsi al sesso, o di fare scambio di tecniche guerriere con il nano, ma bensì era il tempo della serietà. Quindi appoggiai delicatamente il ferito sul dorso del cavallo e mi diressi anche io verso la nuova arrivata: ragazzi che fisicaccio!Trattennti alcuni dei mie "commenti più delicati" e mi avvicinai sorridendo.

Oberon Laestel rispose al mio messaggio.....quanto l'amavo...solo gli Dèi sapevano...Mi resi conto però di essere scortese neo confronti dei nuovi arrivati e quindi dopo aver "stritolato" As'ling di abbracci, mi voltai presentandola agli altri.Anzi, dato che lei il comune lo parlavo lascia che si presentasse da sola.Finalmente eravamo pronti per partire!

Ipnso Eledil In una giornata o due sarebbero arrivati i miei ospiti giacchè conoscevo le loro capacità e sapevo che Oberon li avrebbe aiutati plasmando la magia naturale affinchè il loro viaggio si accorciasse... Di quell'uomo, che mi aveva portato tanto interesse per la sua innata capacità nel rubare la magia, non me ne importava un gran che... ma volevo sapere chi fosse e perchè avesse quelle capacità... quindi avrei preferito giungesse vivo. Mentre attendavamo feci gesto a Sybil di volersi ritirare ed allungai la mano verso di lei perchè potesse seguirmi nelle stanze della Torre, a me riservate. "Mia buona Sybil, si fa notte e entro un paio di giorni avremo visite, se mi hanno ascoltato bene... Voi ritirarti con me per la notte o preferisci rimanere qui e dare un occhiata alla Torre? Posso farti scortare da qualche apprendista perchè tu sia al sicuro se lo desideri..." Le parlai sorridente e cordiale, osservandole il viso immobile, la bellezza imperitura.

Sybil Vane Guardai l'Arcimago sorridendo,quindi,con un lieve gesto del capo,dissi:"No...vengo con te!Ricordo bene questi luoghi..lentamente le immagini riaffiorano!Ora voglio stare con te!"Mi avvicinai a lui,allontanandomi da quella piccola finestrella nella quale,qualche minuto prima,avevo annegato il mio sguardo.L'incanto del giovane volto di Ipnos stava in quegli scuri occhi ai quali nulla sfuggiva,mentre l'essenza di magia lo circondava come nebbia,in ogni piccolo movimento!Che essere strano era lui...Mentre ci dirigevamo verso l'uscita della sala,socchiudendo appena le labbra,cominciai a cantare quella melodia che,un tempo,ero solita suonare con l'Arpa,quella che aveva permesso ad Ipnos di riconoscermi per ciò che ero stata...

Voce Narrante La Dama del Bosco, Sì accorse subito che nessuno poteva comprendere il suo dialogo con lo Shanti, così con naturalezza come solo lei sapeva fare, tradusse le loro parole e si presentò, come As’ling, senza null’altro dire, presentò quindi Oberon ultimo degli Shanti, un giovane elfo di straordinaria bellezza e senza vestiti…tranne che per il suo gonnellino, ma la Dama si premurò di spiegare anche questo. Chiarendo perché, nessuno di loro intendesse la lingua che Oberon parlava... Nessuno prima aveva visto uno Shanti e tutti rimasero affascinati dalle parole spontaneamente musicali della Dama. Terminate le loro presentazioni, As’ling chiese ad ogni presente di dire il proprio nome e se possibile da dove venisse…Avendo in questo cura di indicare con uno sguardo delicato, per prima la dama Ilfirin. Ella si presentò come Ilfirin, era una fanciulla di particolare bellezze dai lunghi capelli corvini, e non appena iniziò a parlare un falcone dalle ali bianche e gli occhi verde acqua, si posò morbidamente…attirando l’attenzione e l’ammirazione dei presenti.Poi fu la volta del Nano, egli affermò di chiamarsi Dàin, aveva scuri capelli lungo le spalle e baffi e barba, ordinata in treccine com’era l’usanza, una voce calorosa e un sorriso davvero affabile e compagnone. Aggiunse infine con uno sguardo allo Shanti….”vengo dalle colline metallifere”.Si intromise con voce scoppiettante un giovane guerriero a prima vista che si presentò col nome di Ivan, il suo occhio bendato era una delle prime cose che sì notavano…io vengo un po’ dappertutto “felice di conoscervi!” occhiate furbesche…Sarebbe stato il turno dell’uomo che assorbe magia Abrham…stanco si presentò, ma null’altro oltre al suo nome disse, appariva stanco. Oberon disse alla dama di chiedere se tutti fossero intenzionati ad andare a Reha..a quel punto tutti acconsentirono, anche se qualcuno aveva dubbi su cosa fosse questa Reha!!Così la dama, iniziò a intonare parole melodiose, e la canzone seppure leggermente disturbata da Abrham, volò leggera, era un tipo di magia naturale differente da ogni altra; perché esistente da che esisteva il mondo e quindi in naturale armonia con ogni suo essere. In questo modo, ciascuno con pensieri differenti…vennero rincuorati senza comprendere come, in quanto ognuno reagisce a suo naturale modo alla canzone, e lei arriva dentro al cuore, la dove ci nascondiamo.I compagni si risvegliarono alle Porte di Reha….Li doveva giungere Ipnos, per permettere loro di entrare..ma Abrham…Nel frattempo il Grifone era ormai giunto a Reha, e li li attendeva Ipnos…I pensieri di Laestel erano per suo marito e i suoi figli, e per il mondo che nuovamente stava andando verso una guerra fratricida e terribile…il cuore le si riempì di tristezza, perché non capivano…

Ipnos Eledil Mi svegliai relativamente presto quella mattina e il mio primo pensierò fu quello di guardare Sybil ed osservarne il volto roseo e incantevole. Non volevo svegliarla ma un apprendista della torre venne a bussare alle mie porte e questo turbò il sonno di Sybil. Mi alzai e mi feci aiutare a rivestire come era usanza alla Torre, le vesti mi venivano fatte indossare quasi fosse una cerimonia e uno ad uno venivano sovrapposti i metri di stoffa leggera che mi avvolgevano. Finito di essere vestito mi avvicinai all'apprendista e gli chiesi perchè mi avesse disturbato. Le sue parole furono quelle che attendevo da tempo. Chi attendevo era giunto e così diedi ordine all'apprendista di mandare i maghi anziani a preparare la sala del consiglio perchè fosse presto pronta. L'apprendista fece per parlare ma mi voltai e non ascoltai oltre... "Sybil, i tuoi amici sono arrivati. Dobbiamo andare, le ancelle ti aiuteranno a vestirti con alcuni abiti che ho fatto preparare ieri per te." Le posai un bacio sulla fronte e i diressi verso la porta, lentamente camminai giù per le scale ed incrociaile ancelle che si dirigevano alle mie stanze, quindi giungi alle porte della torre e posai ritualmente la mano sulla gemma, un lieve bagliore e la porta si aprì. Qualche centinaio di metri e avrei raggiunto i cancelli. Speravo Sybil mi raggiungesse presto.

Oberon Era arrivata dunque As'ling...Sempre molto gentile mise tutti quanti a proprio agio. Ce n'era proprio bisogno.Il nano sembrava che volesse qualcosa da me da come si era presentato, ma ne avremmo parlato durante il viaggio.Era giunto il momento di partire finalmente. Non vedevo l'ora di partire per rivedere la mia Laestel...As'ling intonò il suo canto..e il viaggio ebbe inizio.

Sybil Vane Fu un forte bussare alla porta che mi strappò dal mondo dei sogni:aprii gli occhi,molto lentamente,stropicciandoli e,la prima cosa che vidi,fu Ipnos,accanto a me,che ascoltava attento un apprendista.Immobile,ancora sdraiata sul morbido materasso,fissai in silenzio l'Arcimago che si faceva elegantemente vestire...com'era bello...era in tutto il Principe di Rhea!Non appena,però,mi fu dato il bacio e detto che loro,tutti loro,erano giunti,mi alzai immeidatamente,avvolgendomi in un leggero mantello."Ti raggiungo subito!"esclamai,mentre l'Arcimago aveva appena varcato la soglia.Nel frattempo uno sciame di ancelle ansiose si precipitò nella stanza:alcune cominciarono a sistemarmi i lunghi capelli indomabili,altre mi pulirono il viso,altre mi mostrarono uno splendido abito celeste,ornato da ricami argentati e da un trasparente mantello di velo...era talmente bello che avevo persino paura di guardarlo!Non ero abituata a tanta ricchezza..."No...per favore...potrei vestirmi da sola?!Mi mettete...a disagio!"cercai disperatamente di farmi sentire ma non ci fu nulla da fare!In pochi minuti fui pronta:scesi le scale(rischiando più volte di inciampare nella gonna troppo lunga)e raggiunsi Ipnos.Passando accanto ad un vaso d'argento quasi non mi riconobbi:era la prima volta che vedevo i miei capelli raccolti così accuratamente...ora sembravo una fata degna di guidare il suo popolo..

Ivan La nuova tipa sembrava sapere il fatto suo. Che donna ragazzi!Io mi limitai a sorridere e a presentarmi senza far trapelare troppo di me. Cominciai a preparare la mia roba attendendo la partenza...i miei compagni di viaggio, quando un pensiero improvviso mi colse: il mio zaino!!! Nel suo interno c'era una cosa che venti anni prima avevo rubato dalla Sala del Conclave a Reha...Allora avevo solo tredici anni, ero l'allievo più indisciplinato dell'Accademia di Magia...ormai erano venti anni che ero fuggito da Reha all'insaputa di tutti e avevo partecipato alla Grande Battaglia...Mentre mi dirigevo tra i cespugli a recuperare quel poco che avevo. Nascosi per bene sotto la camicia il Medaglione di Reha e il Medaglione della Tigre che venti anni prima mi aveva regalato il vecchio Baffo Bianco e trassi fuori dallo zaino la refurtiva di quando ero ragazzino: la mia spada.La alzai al cielo osservandola bene...in tutti questi anni non aveva perso il suo splendore: strana, contorta e piena di incisioni e rune di bronso e argento.Semplicemente favolosa. Era l'unica cosa, oltre ai medaglioni, della quale non mi eo mai separato.La rinfoderai e voltandomi verso gli altri dissi loro: "Dunque, stavo dimenticando le poche cose in mio possesso...le guardie le ho già depre...ehm, perquisite e come al solito hanno poco o niente da offrirci...quando si parte?"...alle mie orecchie giunse di nuovo quella sensazione di quanto era arrivata lqa Dama, ora lei aveva inziato a cantare in una strana lingua...sempre piu' forte, il viggiò iniziò, sarebbe terminato a Reha.

Laestel IL Grifone Atterò in una radura, dove Alti Alberi ombreggiavano...l'erba verde era morbida, e noi scendemmo dallo splendido animale, in attesa del nsotro ospite; presto avrei rivisto il mio Amore...e presto sarebbe iniziata una nuova battaglia del bene contro il male..

Ipnos Eledil Fui contento di essere presto raggiunto da Sybil, e ancora più contento di poter vedere indosso a lei quel vestito che avevo fatto appositamente confezionare. Camminavvo per qualche centinaia di metri con fare lento ed elegante fino a raggiungere i cancelli di Reha, dove un gruppo ben nutrito di guardie attendeva controllando gli accessi alla città. Fecci suito cenno perchè venissero aperti i cancelli con un ampio gesto della mano nell'aria. Le guardie furono pronte ad ubbidire. Ognuna di loro indossava un medaglione di una delle quattro armate, una veste lunga elfica in uso presso le genti di reha, per lo più uomini, elfi e mezzelfi, fin dai tempi della Grande Battaglia. Sopra la veste indossavano uan corazza sempre elfica e schinieri e bracciali. Tutto in uno scintillante argento. Il sole brillava nel cielo di quella mattina e, quando aprirono i cancelli, la luce potè innondare ulteriormente la strada. Di fronte a noi erano chi era giunto. Io e Sybil attendevamo sotto l'arco del Cancelli, immobili, avvolti dalle vesti eleganti e meravigliose.

Ilfirin La donna parlò e lasciò che ci presentassimo a turno, poi successe tutto piuttosto in fretta: avvertii una specie di salto allo stomaco e istintivamente afferrai le briglie del mio cavallo; poi la foresta e i miei compagni diventarono sfocati e tutto fu silenzio. Mi sembrava di aver chiuso gli occhi dopo una giornata di fatica e sentire quella piacevole sensazione di vertigine con cui il tuo corpo ti ringrazia di aver smesso di correre. Cadde il buio e vidi una bambina cantare da sola nella foresta di sera: cantava piano e intrecciava una corona di foglie secche con dei rametti, seduta ai piedi di un albero. Una donna vestita di porpora le si avvicinò, le diede un piccolo bacio sulla fronte e la bambina le pose la corona sui lunghi capelli. Poi si presero per mano e si allontanarono. Fu di nuovo buio, ai miei occhi si presentò un’altra immagine non richiesta: un elfo dai lunghi capelli biondi stava puntando una freccia contro il sole, socchiudendo appena gli occhi. Tutto tornò a vorticare velocemente, poi sempre più piano, fino a che non sentii la terra sotto i piedi e un vento leggero carezzarmi il viso. Allora aprii gli occhi, e vidi che non eravamo più nella foresta, ma davanti alle mura di quello che doveva essere un enorme palazzo…non riuscivo bene a vedere. I miei compagni erano tutti al mio fianco e Faroth ancora sulla mia spalla; alzai gli occhi e vidi l’Arcimago e la Fata che avevo conosciuto alla locanda venire verso di noi a passo tranquillo. Eravamo a Reah.

Dàin il Nano ... a turno, ci presentammo gli uni agli altri. Appresi, in quel momento, che il Concilio al quale dovevo presentare le profferte di Alleanza del Mio popolo si sarebbe tenuto presso il misterioso Grande Palazzo di Reha, e che proprio lì eravamo attesi. All'improvviso, al mio udito giunsero la Musica e le parole di una Canzone Elfica, della quale riuscivo solo a sentire il significato Magico ed Arcano. Avvertii una sensazione stranissima, perchè tutto intorno a me, dal paesaggio alle figure dei miei compagni si dissolse in una misteriosa Oscurità. Mi sentii sollevare, come se la mia persona venisse trasportata. Dal fondo di questa Oscurità, emersero immagini che toccavano profondamente il Mio Cuore, ed il Mio Animo. Vidi il bagliore di un fuoco, ed udii il tintinnare di martelli che colpivano il metallo incandescente. Rividi i volti di mio Padre e di mia Madre, che pareva mi fissassero con espressione grave e pensosa. Rividi il Nostro Re, attorniato dal Consiglio Reale, nella vasta Sala Colonnata che con tanta fatica ed Amore, avevamo scavato nella Collina Grande. Rividi il volto di Colei che da tanto tempo più non rivedevo ma che mai avrei smesso di cercare, ed il Cuore mi si riempì di malinconia. Ma l'immagine mutò ancora, e vidi me stesso, affiancato da tutti i miei compagni, con le armature, l'Ascia in pugno e schierati a Battaglia. E vidi, all'Orizzonte, sorgere una Nube Oscura, che pareva promettere quanto di più Triste e di Terribile si potesse sentire nel Cuore. Le mie mani fecero il gesto di stringere ancora più saldamente il manico della mia Fedele Arma, e dentro di me avvertii salire sempre di più il Fuoco, ed il Desiderio di Combattere, e di Lottare. Per il mio Mondo, per i miei Compagni ed Amici Vecchi e Nuovi, per tutti coloro che Amavo. I miei Piedi avvertirono nuovamente sotto di sè la consistenza della Terra Solida. Il Manto di Oscurità che mi aveva avvolto si dissolse all'istante, le figure dei miei Compagni rimersero tutte accanto a Me. Ci trovavamo davanti alle Mura di un Maestoso Palazzo...

 

(Continua...)